Mio caro don Francesco,
ti reputo persona intelligente da non far scadere un problema serio in un battibecco. La tua risposta, però, mi ha lasciato un po’ di retrogusto in tal senso e mi trovo di nuovo costretto, mio malgrado, ad intervenire, anche perché la tua replica continua nell’ambigua mescolanza tra contenuti di fede da trasmettere e problemi pastorali di trasmissione. Sono ambiti, che, per quanto tangenti, hanno bisogno di distinzione e di chiarificazione. Pertanto, proprio a partire da questo tuo ultimo intervento cercherò di spiegarmi meglio sulle cosiddette “questioni lasciate aperte”.Una premessa: Le mie precisazioni non entravano e non volevano entrare nel merito dei problemi di prassi pastorale suscitati dal catechista e dagli altri interventi. Avevano “solo” lo scopo di precisare i contenuti teologici, che vanno ben distinti dalle metodologie. Queste possono variare a seconda dei tempi e delle occasioni, dei destinatari e di quante variabili vogliamo. I contenuti no. Specie se di fede definita, come in questo caso.
Tu dici:
1. Il percorso dell’iniziazione cristiana prevedeva all’inizio la scansione BATTESIMO, poi CONFERMAZIONE e come ultimo sacramento, l’EUCARESTIA. Prevedendo che fosse l’eucarestia il culmine dei sacramenti. Così a un certo punto non è più stato. Quindi la CONFERMAZIONE ha assunto un valore pastorale diverso: da qui i problemi che comporta, anche nel suo significato.
Il posticipo della Confermazione rispetto agli altri due sacramenti dell’Iniziazione cristiana, non comporta un cambiamento nel tempo del significato della Confermazione. La Confermazione è sempre stata compresa come il Sacramento per la trasmissione dello Spirito Santo (in termini teologici più precisi si parlerebbe di effusione). Non è possibile in questa sede dilungarci a spiegare oltre; ti basti però questa citazione tratta da “I Sacramenti. Teologia e storia della Salvezza” volume 3/1 di Anamnesis, che certo conoscerai: “Se si intende la confermazione esclusivamente come il sacramento della testimonianza, si sarà evidentemente inclini a ritardare la confermazione. Ma la confermazione è solamente questo? Il percorso che abbiamo appena fatto della storia della confermazione mostra che è impossibile ridurla ad essere esclusivamente il sacramento della testimonianza. Una catechesi fatta su questa base sarebbe pericolosa. Si tratta del sacramento che ci conforma pienamente a Cristo” (p.128). Infatti il rito parla proprio di questo, riprendendo il pensiero di Sant’Ambrogio: esprimendo gli effetti della Confermazione, sia i Praenotanda che l’allocuzione rituale parlano di effusione dello Spirito Santo “per essere più perfettamente conformi a Cristo”.
Il concetto di “valore pastorale” di un sacramento non esiste. Il valore di un Sacramento è dato dal suo dono, non dal suo essere amministrato a questa o a quell’età, prima o dopo gli altri. Le scelte in ordine al suo conferimento sono, queste sì, capaci di rivestirsi di valore pastorale, nella misura in cui io attuo una catechesi, adeguata all’età, che faccia comprendere, in modo adeguato all’età, il valore del Sacramento. Se i Sacramenti sono, come difatti lo sono , i mezzi di cui Dio si serve per donarsi all’uomo, capiamo bene che sfuggono alle ristrettezze in cui noi li vogliamo rinchiudere parlando del loro “valore pastorale”.
2. Se un sacramento è “caldamente consigliato” per essere ricevuto non significa che è obbligatorio per fare un altro passo. Se è “obbligatorio” è “obbligatorio”, se è “caldamente consigliato” è “caldamente consigliato”. Quindi se uno può sposarsi senza significa pur qualcosa. Non mi risulta per esempio che uno possa sposarsi senza Battesimo…
Quod scripsi… Grazie a Dio il linguaggio canonistico non è ancora ambiguo e quindi consigliato non significa obbligatorio. Di fatto non lo è ricevere la Cresima prima del Matrimonio. Ma questo non significa che la Confermazione abbia un valore dubbio, un significato incerto, una prassi ondivaga e che, per ciò, tutto sia già dentro il Battesimo. Era proprio questo il punto dolente. Già Ippolito (quindi ben prima del Concilio di Trento!!!) nella sua Tradizione Apostolica distingueva molto bene l’unzione post-battesimale e il rito della confermazione fatta con l’imposizione delle mani e una nuova unzione, questa volta fatta dal Vescovo. Quindi Battesimo e Confermazione avevano già a quel tempo una perfetta distinzione ed erano compresi come doni diversi: in uno lo Spirito Santo era dato per la remissione dei peccati, nell’altro per la conformazione a Cristo.
A riguardo del fatto che un non-battezzato non possa sposarsi non è vero almeno in un caso: quando il fidanzato/a sia battezzato; in questo caso anche il non battezzato si sposa in chiesa ed il valore del Sacramento (cioè il suo dono) è adeguato alla sua capacità di ricezione, ovverossia il suo sarà “solamente” un matrimonio naturale.
3. Non sono affatto contro il cristianesimo di massa. Anzi. Ma cristianesimo di massa non credo significhi la sacramentalizzazione a tutti i costi e sempre… Poi parli con un prete che da anni tiene aperta una “Sala Giovani” in cui in Oratorio trovano casa adolescenti che al posto di star sulla strada vengono accolti ogni fine settimana (e ci entrano battezzati, non battezzati, cresimati e non e trovano la testimonianza di una Chiesa che accoglie…). E quindi sfondi una porta aperta.
Oltre ad una Chiesa che accoglie gradirei trovare una Chiesa che annuncia e annuncia non solo con la testimonianza dell’accoglienza… La “sacramentalizzazione a tutti i costi e sempre” se è intesa come risposta obbediente al comando del Signore “Andate e battezzate tutte le genti…” ben venga. La Chiesa non è padrona dei Sacramenti, soltanto li conferisce a chi li chiede sapendo cosa sta chiedendo.
4. La prassi della Cresima al 18 anno non è un mio pallino, ma è prassi pastorale anche di nostre Chiese sorelle. Questa prassi l’ho trovata per esempio nella Diocesi di Concordia-Pordenone (in cui ho svolto corsi di formazione di catechesi musicale ai catechisti), come scelta pastorale sicuramente decisa da un Vescovo… e quindi avrà pur le sue motivazioni, che forse prima di giudicare occorre conoscere.
Io non ho giudicato la prassi della Cresima al 18 anno. Ho detto solo che tale prassi non può derivare dall’errata interpretazione della Confermazione come sacramento che abbia “il semplice valore pastorale di confermare” ciò che si è ricevuto inconsapevolmente nel Battesimo. Siccome le motivazioni di chi propone tale prassi vanno proprio in questo senso e quindi bistrattano il Sacramento con motivazioni di natura pastorale, mi permetto di metterne in evidenza l’incongruità. Se poi l’insieme dei Vescovi italiani preferirebbe anticipare di molto la Cresima rispetto alla prassi attuale, come di fatto si sta orientando, non vedo come la scelta pastorale di un Vescovo possa ritenersi esemplare.
Per l’uso corretto del concetto di “Chiese sorelle” che si applica alle Chiese particolari cattoliche e non cattoliche orientali, rimando al Documento sull’espressione “Chiese sorelle” promulgato dalla Congregazione per la Dottrina della fede del settembre 2000.
5. In ultima analisi non credo che ci si possa appellare al Catechismo della Chiesa cattolica o al Compendio per risolvere tutti i problemi pastorali: certamente per istruire i problemi sì o per conoscerli meglio, ma per risolvere le prassi pastorali non credo. Altrimenti basterebbe semplicemente replicare i modelli scritti e la pastorale sarebbe risolta. Allora non servirebbero i Sinodi e le discussioni come queste.
Io non mi sono appellato al Catechismo della Chiesa Cattolica o al Compendio o al Catechismo CEI “per risolvere tutti i problemi pastorali”. Infatti in essi non ci sono le soluzioni per risolvere i problemi pastorali ma troviamo i contenuti cioè “le verità che sono via al cielo” per dirla con la liturgia (prefazio degli Apostoli II): queste sono da trasmettere, non altro, comprese le nostre opinioni. Il come, non è compito del Catechismo indicarlo. I Sinodi e le discussioni come queste, come anche le varie strutture pastorali messe in piedi servono non per verificare i contenuti, che fanno parte del Depositum Fidei, ma per verificare l’efficacia delle prassi pastorali attraverso le quali si vogliono far passare i contenuti. La mia preoccupazione nel risponderti era proprio quella di fare questa distinzione. In soldoni: un errato concetto di Confermazione può dar adito a prassi pastorali errate. In entrambi i casi occorre provvedere. Io sono intervenuto per chiarire il concetto di Confermazione.
[6] Forse i “preti di campagna” a volte non hanno le parole giuste per farsi capire ma sono sul territorio e ogni giorno si trovano a confrontarsi con questi problemi e con i volti delle persone. E i discorsi che stiamo facendo li stiamo condividendo per esempio anche nel nostro Vicariato perché sono temi “scottanti”, su cui si riflette da anni senza riuscire a trovare grandi soluzioni…
Per questo magari ogni tanto sarebbe interessante confrontarsi su queste cose tra preti magari facendo sì che gli “esperti del colle” ogni tanto si “abbassino” a confrontarsi con chi ogni giorno è in prima linea e deve dare risposte alle storie che incontra… E magari capire che si possa arricchire vicendevolmente, perchè nessuno ha la verità in tasca, ma siamo discepoli dell’unico Maestro.
Anche “gli esperti sul colle” sono comunque sul territorio e in prima linea… e proprio perché, come dici tu, “si abbassano” a confrontarsi, conoscono la gran confusione che c’è al giorno d’oggi. E cercano di porvi rimedio. Proprio per questo sono intervenuto. Non mi risulta poi che la tua Parrocchia o il tuo Vicariato abbiano invitato l’Ufficio Catechistico o quello Liturgico a partecipare al “dibattito” o a iniziative di formazione, forse perché considerati molto “magisteriali” e troppo poco “pastorali” rispetto ad altre linee interpretative della realtà ecclesiale. Ma questo è un altro discorso, che ci porterebbe lontano e metterebbe in luce i tanti magisteri alternativi che dilaniano la Chiesa ed anche la nostra Diocesi.
Comunque ti assicuro che nessuno “sul colle” presume di avere la verità in tasca né soluzioni definitive piccole o grandi che siano. Ma tutti amano la Verità.
Sempre con cordialità
Don Gilberto
Articoli marcati con tag ‘sacramenti’
L’età dei Sacramenti/3
Pubblicato il 15 aprile 2011 da redazione nella sezione FormazioneL’età dei Sacramenti/2
Pubblicato il 13 aprile 2011 da redazione nella sezione Formazione
Avevo deciso di applicare il suggerimento del Signore circa la correzione fraterna inviando alcune osservazioni direttamente a don Francesco; visto che però le cose che egli afferma sono in parte condivise da altri, mi trovo mio malgrado costretto ad intervenire nel blog per portare un poco di chiarezza, almeno spero. Non me ne voglia don Francesco se sarò anche un poco duretto, ma lui conosce il mio stile. Prenderò ogni frase del suo intervento e la commenterò.
“Il problema è l’impostazione di fondo che mi pare errata.
I nostri cammini catechistici non dovrebbero essere “finalizzati” a ricevere un sacramento. Dovrebbero essere itinerari di fede, in cui la celebrazione del Sacramento è una tappa. Ma poi c’è la Mistagogia, il tempo in cui il sacramento si “rende fecondo”. Ma ciò non avviene spesso perché “dopo il sacramento” c’è l’abbandono della pratica eucaristica e dei percorsi di catechesi.”I cammini catechistici sono per definizione itinerari di “preparazione a” quindi sono di fatto finalizzati a preparare qualcuno ad avere la consapevolezza necessaria a ricevere un sacramento, la cui celebrazione non è una solo una tappa, ma anche la meta (!). Inoltre, la mistagogia non è “il tempo in cui il sacramento si rende fecondo”, perché il sacramento è fecondo per natura sua, ma è il tempo in cui la preparazione continua non a partire da concetti, ma dalla realtà sacramentale già celebrata.
“Inoltre qui si parla della CRESIMA, o CONFERMAZIONE.
Di tutti i sacramenti è quello che è più problematico dal punto di vista teologico.”Dire che la Cresima sia il sacramento più problematico dal punto di vista teologico è errato. Primo perché non è vero, secondo perché se anche lo fosse stato, le definizioni del sacramento date lungo i secoli dovrebbero aver dissipato tutti i dubbi (Trento docet). E’ errato anche dal punto di vista metodologico affermare questo, perché sembra che altra sia la teologia ed altro il Magistero e la prassi magisteriale corrente. I Sacramenti sono sette e sono stati tutti ben definiti, spiegati ed applicati. Questo almeno nella Chiesa Cattolica. Il pensiero delle altre Chiese (ortodosse) o denominazioni cristiane (protestanti) può essere altro, ma ciò non inficia la realtà del sacramento.
“Questo catechista si dimentica un piccolo particolare: noi riceviamo già lo Spirito Santo: nel Battesimo. La Cresima è appunto “CONFERMAZIONE” nel senso che conferma qualcosa di già ricevuto con l’unzione del crisma ricevuto il giorno del Battesimo.”
E’ una affermazione ambigua perché è vero che noi riceviamo già lo Spirito Santo nel Battesimo (come pure la grazia del Padre e del Figlio perché ogni agire sacramentale è per sua natura trinitario), ma sarebbe come affermare che anche nell’Eucaristia noi riceviamo già lo Spirito Santo: è vero, ma non è il dono specifico del Sacramento. Lo Spirito Santo viene effuso sul cresimando “come già nel giorno di Pentecoste sugli Apostoli” (dice il rito) in modo specifico, con uno specifico rito e per uno specifico scopo. L’unzione crismale presente nel Battesimo ha un altro significato come ben dice la formula con cui viene effettuata tale unzione: “Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, ti ha liberato dal peccato e ti ha fatto rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo, unendoti al suo popolo;egli stesso ti consacra con il crisma di salvezza, perché inserito in Cristo,sacerdote, re e profeta,sia sempre membra del suo corpo per la vita eterna”. E’l’unzione non per il dono dello Spirito, come nella Cresima, ma per la consacrazione sacerdotale profetica e regale del battezzato quale membro del corpo ecclesiale di Cristo.
Volendo essere più precisi già Trento aveva condannato posizioni “riduzioniste” del sacramento della Confermazione (Cfr. Denz. 1628: Si quis dixerit confirmationem baptizatorum otiosam caeremoniam esse et non potius verum et proprium sacramentum, aut olim nihil aliud fuisse, quam catechesi quandam, qua adolescentiae proximi fidei suae rationem coram Ecclesia exponebant: anatema sit”, cui può aggiungersi anche Denz. 3444.
“Cosa manca a Un bambino che ha fatto il Battesimo (e addirittura ha già fatto la Comunione)?? proprio nulla.”
Errato. Nel Battesimo sono contenute “solo” alcune delle grazie che sono rese disponibili da Dio per il credente. Altrimenti non ci sarebbe bisogno degli altri sacramenti dell’Iniziazione cristiana. Tanto è vero che ad un bimbo battezzato ma non ancora cresimato che sia in pericolo di morte si dà la Confermazione.
“Infatti, dal punto di vista pratico dei sacramenti, una persona può sposarsi anche senza sacramento della Confermazione. Questo non lo si dice troppo in giro, perché si accetta (giustamente) che il cammino della Confermazione fatto agli adulti diventa un’ occasione per rivivere un cammino di formazione alla fede anche dei giovani adulti che chiedono il Matrimonio.”
Affermare che una persona può sposarsi anche senza aver fatto la Cresima non comporta che il sacramento della Cresima non sia necessario o che il Battesimo già contenga tutto. Premesso che il nubendo è “calorosamente sollecitato a riceverla prima delle nozze” (cfr. anche Direttorio liturgico pastorale n° 296) – e quindi di fatto e di diritto la Cresima è richiesta prima delle nozze, anche senza esserne requisito necessario – affermare che “non si dice in giro” per non far crollare il cammino di preparazione alla Cresima questo sì è considerare i sacramenti una sorta di ticket da “pagare” alla Chiesa. Tanto è vero che se non si è ricevuta prima la Confermazione si deve ricevere dopo le nozze (cfr. sempre il n° 296). La Cresima è il sacramento che aiuta la testimonianza e la vita cristiana consapevole e adulta, grazie all’azione dello Spirito Santo.
“Per questo motivo, visto che la Confermazione ha il semplice valore pastorale di CONFERMARE qualcosa che una persona di solito ha ricevuto inconsapevolmente dovrebbe secondo me essere fatta come occasione di “ri-evangelizzazione” nel 18 anno di età o ancora più avanti: una proposta seria per pochi giovani che scelgono di rimettere in gioco, dopo l’adolescenza, la loro vita nella proposta cristiana. In questo senso allora davvero il Sacramento sarebbe quello che dice: una CONFERMAZIONE appunto di ciò che si è già vissuto.”
Come dimostrato, la Confermazione non ha il semplice valore pastorale di confermare, ma è un sacramento vero e proprio che va ricevuto con la debita consapevolezza. La prassi e la dottrina millenarie della Chiesa hanno sempre sapientemente unito la necessaria preparazione e l’efficacia del sacramento, il quale agisce oltre le capacità del soggetto (ex opere operato) e del ministro (ex opere operantis). Le Chiese Ortodosse invece hanno sminuito la necessaria preparazione perché puntano tutto sull’efficacia del Sacramento e della grazia di Dio e quindi i tre Sacramenti dell’Iniziazione cristiana possono venir conferiti insieme anche ai bambini; per loro la “preparazione” è successiva, quindi mistagogica. Le denominazioni protestanti sono, invece, all’opposto: puntano tutto sulla consapevolezza del soggetto e sulla sua “preparazione” a ricevere il sacramento (se tale ancora esso può dirsi, almeno in alcune di esse) quasi “limitando” l’agire libero e gratuito della grazia di Dio, a tal punto da rifiutare ad esempio il battesimo dei bambini perché incapaci di esprimere una adesione personale di fede, come avviene per i Battisti.
La ri-evangelizzazione come proposta da don Francesco finisce, paradossalmente, per essere ridotta proprio a sacramentizzazione. Sono due realtà diverse, dai contenuti diversi, dalle metodologie diverse. Ben vengano i percorsi di ri-evangelizzazione dopo il 18 anno di età ma dovrebbero essere altro rispetto alla preparazione sacramentale se non a quei sacramenti in cui si esplicita la propria vocazione battesimale: l’Ordine ed il Matrimonio.
“Qui vedo già la paura di fondo: ma la farebbero in pochi? e i numeri? e li perdiamo tutti…. Beh sì la solita paura che abbiamo noi cristiani: quando Gesù ci dice che noi siamo il sale della terra, il nostro problema non è quello di domandarci se siamo salati, ma quanti chili di sale siamo…………. e passiamo la vita a lamentarci che siamo pochi eccetera eccetera. Viva un cristianesimo di scelta…. perchè quello di massa è fortunatamente tramontato. (nota bene: l’Oratorio continuerebbe ad accogliere tutti: anche chi non crede, anche chi non ha fatto la Cresima: la Chiesa non diventa una setta: è aperta a tutti. Ma “il regalo” dei Sacramenti (in particolare della Cresima) è per chi decide, nella libertà dei figli di Dio, di sceglierlo. Non si salva sacramentalizzando tutto e tutti ad ogni costo. Non serve proprio a nulla……….”
E’ sciocco e fuorviante contrapporre il cristianesimo “di scelta” (di pochi) a quello “di massa” (di tutti?). Forse che l’uno sia migliore dell’altro? Chi lo dice? E sulla base di quali dati oggettivi si dice che il cristianesimo di massa sia stato qualcosa di negativo? In base ai peccati della gente, in base alla loro tiepidezza, in base al fatto che la societas cristiana coerceva la loro libera scelta…? Non vi sono, forse, schiere di santi usciti dal cristianesimo di massa? Quelli testimoniano che esso era positivo. E nello stesso tempo perfettibile come tutte le cose di questo mondo. Ivi compreso il cristianesimo di elite (di scelta, appunto) che finisce per essere questo sì una “setta” cioè qualcosa che ha alla base una concezione elitaria di sé. D’altronde Gesù ha dato tre compiti fondamentali ai suoi discepoli: “Andate e battezzate tutte le genti”, “Fate questo in memoria di me”, “Rimettete i peccati”. Guarda caso le tre azioni sacramentali per eccellenza della Chiesa: il Battesimo, l’Eucaristia e la Penitenza. Tutto il resto è flatus vocis.
Infine un piccolo suggerimento. Ogni tanto riprendiamo in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica o almeno il suo Compendio, e il Catechismo degli Adulti CEI. Come preti e catechisti siamo chiamati ad esporre la fede della Chiesa e la sua dottrina, non le opinioni di questo o quel teologo. Lo dico innanzitutto a me stesso.
don Gilberto Sessantini
Ufficio Liturgico Diocesano
L’età dei Sacramenti
Pubblicato il 8 aprile 2011 da redazione nella sezione Formazione
Pubblichiamo volentieri l’intervento di un catechista che ci scrive rimettendo a tema la complessa questione dell’età dei Sacramenti nel cammino di completamento dell’Iniziazione Cristiana, tema che se certamente non può essere isolato da un contesto catechistico/pastorale più ampio, tuttavia ritorna sempre in tutte le principali sperimentazioni italiane la cui verifica è stata recentemente richiesta dagli Orientamenti della CEI.
Per quanto mi riguarda e dalle esperienze maturate in 22 anni di lavoro all’estero, non ritengo che sia da ritenersi valido ed utile, il rimandare la Cresima ad altra età, diversa e lontana dalla Prima Comunione. Per questo ho avute delle esperienze sotto gli occhi, per molto tempo…
Molti giovani, superati gli “anni di guardia”, non ci pensano più alla Cresima, alla religione, allo Spirito; si legano agli amori, alle passioni, alle critiche feroci degli amici, si abbandonano ai piaceri del proibito ed é difficile, difficilissimo, recuperarli: anche perché interviene il modificarsi della vita comune. Si va al lavoro, magari anche all’estero, ci si lega ad un/a compagno/a, si cambia città, i genitori non ci sono più, si matura profondamente nell’assenza della vita spirituale e… non c’é più nessuno che ti possa parlare di Spirito santo.
Ci sono dei momenti della vita che ritengo più giusti per indirizzare i figli verso la comprensione della vita spirituale; e questi momenti sono quelli in cui i fanciulli sono ancora vicini ai genitori ed ascoltano – da loro – quale sia la via da seguire nella vita. Le parole del padre, della madre, di un sacerdote, sono ancora le parole che un bimbo può e voglia ascoltare. Poi, intervengono altri fattori; gli amici, le amiche, le contraddizioni, le digressioni, le contestazioni, il seguire cammini oscuri… Io ritengo che la Chiesa debba fornire tutte le armi per contrapporsi al Male, a Satana; e queste debbano essere fornite, subito, tutte… perché Satana é forte, non demorde e possiede la mente di schiere di persone che possono “convincere”, allettandoli, i nostri ragazzi.
A volte, la consapevolezza di possedere in noi qualcosa come lo Spirito santo, ed appellarci a Lui, ebbene, può aiutare quel giovane, quella ragazza, a reagire, a capire che sta sbagliando e chiamare a sé tutte le forze del bene che sono nella sua anima e nel suo corpo, per ribellarsi all’azione di Satana.
Francesco
Sarebbe decisamente interessante un confronto e dibattito anche nella nostra Diocesi. Intervenire qui con il proprio parere può essere un primo utile contributo nell’analisi del problema. Vi invitiamo a farlo.

Mio caro don Francesco,
Avevo deciso di applicare il suggerimento del Signore circa la correzione fraterna inviando alcune osservazioni direttamente a don Francesco; visto che però le