Articoli marcati con tag ‘Quaresima’

Scopri e vivi: Rango

Pubblicato il 20 febbraio 2012 da redazione nella sezione Biblioteca

La proposta che segue nelle sue varie parti è il frutto di un lavoro di gruppo nato all’interno del corso Catechesi & Cinema svoltosi nel gennaio scorso. Siamo grati ai catechisti curatori di questo ricco elaborato che speriamo possa essere utile  a molti altri.

 

Sinossi del film

Rango è un camaleonte che vive in un terrario di cui è protagonista assoluto mettendo in scena delle “recite” insieme ad altri personaggi che lui stesso dirige: un pesce giocattolo, una Barbie nuda e senza testa, una palma di plastica…

Nonostante la sua baldanza ( io so chi sono: sono un eroe ), egli è alla ricerca della propria identità. La crisi si farà più acuta quando il terrario verrà sbalzato da un auto sull’autostrada, in pieno deserto, dove Rango si ritroverà a dover sopravvivere.

Giunge quindi in una cittadina chiamata “Polvere” dove gli abitanti si trovano nel bel mezzo di una grave siccità. Di acqua ormai ne è rimasta pochissima ed è conservata in una cisterna che il sindaco-predicatore gestisce, unica persona ad avere il controllo dell’acqua.

In questa cittadina Rango si distingue per i suoi atteggiamenti da spaccone e, passando per  un tipo molto in gamba, viene nominato sceriffo. Suo malgrado Rango si ritrova a dover far fronte al problema della siccità, ad affrontare mille peripezie e persino un serpente enorme. Rango si deciderà ad attraversare l’autostrada al di là della quale, si dice, c’è un Paradiso meraviglioso.  Incontrerà lo Spirito del West? Certo è che nel Film accade di tutto e Rango riesce in qualche modo a risolvere il problema della siccità  diventando davvero un eroe.

 

Potranno essere utili per la preparazione della visione e discussione con i ragazzi:    

CONTENUTI DI FEDE

MIGLIORI SCENE

ATTIVITA’

SCHEDA per i RAGAZZI

SCHEDA FILMICA RIASSUNTIVA

   

 Chi avesse voglia di sperimentare una giornata con i suoi ragazzi di catechesi e RANGO speriamo voglia poi condividere con noi tutti quanto emerso. Grazie!

 

Sesta parola: Via Crucis

Pubblicato il 3 aprile 2011 da redazione nella sezione Liturgia

Sevilla

Immagine simbolica di ogni Quaresima è il pellegrinaggio. E il pellegrinaggio a Gerusalemme è immagine simbolica di ogni cammino. Anche noi possiamo pellegrinare alla Città Santa, sulle orme di Gesù in questo tempo di Quaresima seguendo il cammino della Croce, la Via Crucis. Personale o comunitario, nel silenzio  e nella penombra della chiesa seguiamo, meditandolo, il percorso dal Getsemani al Golgota che la Via Crucis ci propone. Vera “composizione di luogo”, come gli autori spirituali suggeriscono di fare per entrare nei racconti evangelici, la Via Crucis non è pia pratica  solo per “anziane devote”, ma esercizio per tutti quanti vogliono essere “palestrati” nello spirito. Le 14 stazioni ci permettono di stazionare, di fermarci appunto, a contemplare, nel silenzio e nelle lacrime, quanto è grande l’amore di Cristo per la nostra povera umanità peccatrice, sfregiata ed irriconoscibile, molto lontana da quell’essere “immagine e somiglianza di Dio”. Solo il suo amore ci ripulisce; solo nel suo Volto “sfigurato dal dolore” anche il nostro può riflettere il Volto di Dio. (G.S.)

Quinta parola: Inginocchiarsi

Pubblicato il 29 marzo 2011 da redazione nella sezione Liturgia

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Inginocchiarsi è proprio dell’orante. Sempre, ed in modo particolare in Quaresima. Infatti, mentre lo stare in piedi o seduti appartiene ad ogni altra tipologia di attività umana e sono quindi atteggiamenti ambivalenti, lo stare in ginocchio è un atteggiamento specifico. Il suo significato simbolico è immediato e sembra strano che alcuni continuino ad insistere per abolire questo atteggiamento dalla preghiera liturgica. Sarebbe un grave errore che va contro la sua evidenza simbolica ed antropologica.

L’inginocchiarsi esprime innanzitutto l’atteggiamento di adorazione e di supplica, come anche quello di intima partecipazione ad un evento grande e sublime. Ecco perché la liturgia prevede di stare in ginocchio durante la consacrazione della Messa o anche per tutta l’estensione della grande preghiera eucaristica e prima della comunione: “I fedeli s’inginocchino poi alla consacrazione, a meno che lo impediscano lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi. Quelli che non si inginocchiano alla consacrazione, facciano un profondo inchino mentre il sacerdote genuflette dopo la consacrazione …  Dove vi è la consuetudine che il popolo rimanga in ginocchio dall’ acclamazione del Santo fino alla conclusione della Preghiera eucaristica e prima della Comunione, quando il sacerdote dice Ecco l’Agnello di Dio, tale uso può essere lodevolmente conservato”. (Ordinamento generale del Messale Romano, n. 43). E’ un atteggiamento che sottolinea il senso del mistero, dell’ineffabile, dello stupore. L’inginocchiarsi, in secondo luogo, esprime molto bene anche il senso del peccato e della penitenza, il senso della inadeguatezza di fronte a Dio il “tre volte santo”.

Che non ci capiti di montare in superbia per essere stati creati ad immagine e somiglianza di Lui e che il nostro stare in piedi davanti a Lui non sia mosso da orgoglio: siamo sempre creature e sempre bisognose di misericordia. Da richiedere, umilmente, in ginocchio.

Papa Giovanni XXIII ha scritto: “L’uomo non è mai così grande come quando si inginocchia”. E Benedetto XVI: “Se il Signore si dà a noi, accoglierlo non può che significare inginocchiarsi davanti a lui, glorificarlo, adorarlo. E anche oggi non è affatto contro la dignità, la libertà e la grandezza dell’uomo adorarlo e glorificarlo. … Si è egli stesso chinato davanti a noi, per lavare i nostri piedi. Ed è questo a rendere libera e lieta la nostra adorazione, a riempirla di speranza, poiché noi ci inchiniamo davanti a colui che si è egli stesso inchinato, poiché ci inchiniamo nell’amore, che non rende schiavi, ma che trasforma”. (G.S.)

Inginocchiandovi, non fate un gesto precipitato, meccanico. Date un’anima a questo gesto che traduce il vostro profondo rispetto della Maestà Divina: con il vostro corpo, inchinate anche la vostra anima. Entrando o uscendo  dalla chiesa, inginocchiatevi davanti all’altare, lentamente, profondamente; inginocchate anche il vostro cuore.
(R. Guardini, I santi segni, 1927)