I Vescovi del Triveneto, in occasione del Centenario della “Quam Singulari”, hanno recentemente pubblicato un documento intitolato “La Prima Comunione all’età dell’uso della ragione” dedicandolo non solo alla commemorazione del grande e santo Pontefice veneto ma all’attualità del suo Decreto nella pastorale di iniziazione cristiana attuale. Ne vogliamo proporre alcuni significativi passaggi.
5. Il decreto “Quam Singulari” a 100 anni di distanza. Che cosa ci suggerisce oggi il decreto “Quam Singulari”, a 100 anni dalla sua pubblicazione?
Ci invita a tenere viva la nostra attenzione ai ragazzi e a promuovere la loro educazione cristiana, fin dai primissimi anni della loro vita. A questo scopo i Vescovi italiani hanno pubblicato il “Catechismo per la vita cristiana” in otto volumi, per tutte le età, a partire da quella dei bimbi più piccoli (0-6 anni), chiamati anch’essi “a vivere e a camminare alla presenza del Signore, nella gioia e nella serenità, nella dignità e nella libertà”.[1]
Ci chiede di accompagnare i ragazzi verso una progressiva conoscenza di Gesù e verso una comunione sempre più intensa con lui, facendo vivere loro una serena e gioiosa esperienza di vita cristiana all’interno della nostre comunità ecclesiali, come ci raccomanda il 2° volume del Catechismo dei fanciulli e dei ragazzi per l’iniziazione cristiana della CEI, “Venite con me”: «Gesù, il Maestro e il Salvatore, li invita a seguirlo per entrare in comunione con lui e, nella comunità cristiana, imparare a vivere e ad amare come lui, a fare propri i suoi insegnamenti e il suo stile di vita».[2]
Ci ricorda che il momento culminante della nostra comunione con Cristo si realizza mediante l’incontro sacramentale con Lui nell’Eucaristia, «culmine e fonte della vita cristiana».[3] Per questo è fondamentale accompagnare i bambini «a riconoscere con fede e ad accogliere Gesù risorto nella Chiesa e nell’assemblea, riunita per celebrare ogni domenica la Pasqua del Signore».[4]
Iniziare i bambini all’Eucaristia è dunque molto di più che prepararli alla prima Comunione. E’ introdurli alla vita cristiana ed ecclesiale; è nutrire la loro vita cristiana con gli atteggiamenti propri della vita liturgica espressi nella celebrazione eucaristica: l’accoglienza fraterna, l’ascolto della parola di Dio, la professione di fede, l’offerta di sé, la disponibilità al servizio.[5]
6. L’iniziazione cristiana dei ragazzi oggi. Noi continuiamo ad ammettere i ragazzi alla prima Comunione anche oggi in un’età molto giovane: a 9-10 anni. Ma quello che ci sta a cuore non è solo la partecipazione dei ragazzi al sacramento dell’Eucaristia, ma il loro cammino globale di iniziazione alla vita cristiana. «Per iniziazione cristiana si intende… un cammino diffuso nel tempo e scandito dall’ascolto della parola di Dio, dalla celebrazione e dalla testimonianza dei discepoli del Signore, attraverso il quale il credente compie un apprendistato globale della vita cristiana e si impegna a una scelta di fede e a vivere come figlio di Dio, ed è assimilato, con il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia al mistero pasquale di Cristo nella Chiesa».[6]
Attraverso il cammino di iniziazione cristiana noi introduciamo i ragazzi nelle dimensioni fondamentali della vita cristiana, che sono: «l’adesione personale al Dio vero e al suo piano salvifico in Cristo; la scoperta dei misteri principali della fede e la consapevolezza delle verità fondamentali del messaggio cristiano; l’acquisizione di una mentalità cristiana e di un comportamento evangelico; l’educazione alla preghiera; l’iniziazione e il senso di appartenenza alla Chiesa; la partecipazione sacramentale e liturgica; la formazione alla vita apostolica e missionaria; l’introduzione alla vita caritativa e all’impegno sociale».[7]
L’iniziazione cristiana è frutto dell’azione dello Spirito Santo, ma essa si realizza attraverso un itinerario che la prepara, la anticipa e la favorisce. I ragazzi compiono il loro itinerario di iniziazione cristiana, quando, guidati e animati dalle loro famiglie e dalla comunità cristiana, si rendono docili all’azione dello Spirito, che li muove al dialogo con Cristo e alla piena comunione con lui.[8]
7. Le componenti fondamentali dell’iniziazione cristiana. L’anticipazione dell’età della prima Comunione ha richiesto al papa S. Pio X l’edizione di un nuovo catechismo per loro, i Primi elementi della dottrina cristiana, e il coinvolgimento attivo dei genitori. Il cambiamento culturale in atto, il processo di secolarizzazione, il diffuso atteggiamento di indifferenza religiosa attuale chiedono a noi oggi una triplice scelta pastorale.[9]
Ci chiedono innanzitutto di non limitare il cammino di iniziazione cristiana ai soli incontri settimanali di catechesi, ma di far vivere ai ragazzi una vera esperienza di vita cristiana, comprensiva dell’ascolto della parola di Dio, delle celebrazioni liturgiche, dell’esperienza di preghiera e di servizio, della vita di gruppo, degli incontri con i testimoni della fede, dell’ esercizio della vita cristiana; un cammino che deve tener conto della situazione di ciascuna persona e che domanda tempi più lunghi e una pluralità di animatori-catechisti.
In questo cammino di iniziazione cristiana appaiono decisive alcune scelte pastorali: le tappe celebrative che coinvolgono i ragazzi, i loro genitori e la comunità (l’accoglienza all’inizio dell’anno catechistico, la traditio del Simbolo, del Padre nostro, del Vangelo, le celebrazioni della Parola, ecc.); l’esperienza di gruppo, vissuta come esperienza di chiesa; la pedagogia dei modelli; la partecipazione attiva a giornate di ritiro, alla Messa domenicale, agli impegni caritativi e missionari, a un tirocinio delle virtù umane e cristiane.
8. La partecipazione attiva dei genitori. Nel cammino di iniziazione cristiana dei ragazzi è necessaria la partecipazione attiva dei loro genitori o almeno di qualche familiare o di persone strettamente collegate alla loro famiglia. Oggi molti genitori mantengono un atteggiamento di delega nei confronti dell’educazione cristiana dei figli, o per mancanza di fede o per la scarsa formazione che hanno ricevuto o per la crisi che stanno vivendo. E’ indispensabile promuovere anche la loro partecipazione al cammino di fede dei figli.
La tradizione e il magistero della Chiesa – compreso il decreto “Quam singulari” di S. Pio X – riconoscono che i genitori «devono essere per i loro figli i primi maestri della fede» (LG 11; RdC 195). Questo diritto-dovere educativo dei genitori si fonda sull’atto generativo ed è sostenuto dalla grazia del sacramento del matrimonio, per cui il loro compito educativo è considerato un vero e proprio ministero ecclesiale.
Riconoscere questo dono e compito dei genitori significa non solo coinvolgere i genitori nel cammino di fede dei figli, ma anche valorizzare la catechesi familiare e aiutarli a svolgerla in modo che essa «preceda, accompagni e arricchisca ogni altra forma di catechesi».[10]
9. La comunità cristiana: “grembo materno” dell’iniziazione cristiana. L’iniziazione cristiana avviene nella comunità e con la comunità ecclesiale: è la Chiesa il “grembo materno” che genera i suoi figli alla vita cristiana. (…) Perciò il cammino di iniziazione cristiana dei ragazzi va inserito organicamente nell’ itinerario dell’intera comunità parrocchiale; deve valorizzare le “risorse” della comunità e deve arricchire con quel cammino la vita della comunità stessa. Infatti l’iniziazione cristiana dei ragazzi può diventare l’occasione per risvegliare nella comunità il senso delle sue origini e la necessità di una rinnovata riscoperta della propria fede.[11]
10. Il completamento dell’iniziazione cristiana. Il decreto “Quam singulari”, preso atto che i fanciulli di sette anni non erano in grado di possedere una «piena e perfetta conoscenza della dottrina cristiana», chiedeva loro, dopo aver ricevuto la prima Comunione, di «imparare l’ intero catechismo, secondo la capacità e intelligenza».[12] Anche gli attuali Orientamenti dei Vescovi italiani che regolano l’iniziazione cristiana dei ragazzi, avvertono che l’itinerario di iniziazione non termina con la celebrazione del battesimo, cresima ed eucaristia, ma continua con il tempo della mistagogia.[13]
I ragazzi, una volta ricevuti i sacramenti dell’iniziazione cristiana, vanno aiutati a crescere in una sempre più grande fedeltà a Cristo. Attraverso la meditazione del Vangelo, la catechesi, l’esperienza dei sacramenti e l’esercizio della carità, devono essere condotti «ad approfondire i misteri celebrati e il senso della fede, a consolidare la pratica della vita cristiana, a stabilire rapporti più stretti con gli altri membri della comunità».[14]
Anzi, i ragazzi, una volta ricevuta la Cresima e l’Eucaristia, dovranno essere accompagnati dalla comunità – o almeno dal gruppo in seno al quale si sono preparati – a continuare la loro formazione cristiana anche nell’età della adolescenza e della giovinezza.[15]
[1] Cf. Presentazione del Catechismo della CEI, 4/1, “Lasciate che i bambini vengano a me” (1992), p. 5.
[2] Cf. Presentazione del Catechismo della CEI, 4/2.2, “Venite con me” (1991), p. 4.
[3] Cf. Catechismo della CEI, 4/2.2, “Venite con me” (1991), cap. 7, “Resta con noi, Signore”, p. 118.
[4] Cf. Catechismo della CEI, 4/2.2, ivi.
[5] Cf. Catechismo della CEI, 4/2.2, ivi.
[6] UCN, Il catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Nota per l’accoglienza e l’ utilizzazione del catechismo della CEI (15.06.1991), n. 7.
[7] UCN, Il catechismo per l’iniziazione cristiana…, op. cit., n. 8 c.
[8] Cf. CEI, L’iniziazione cristiana. 2. Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni. Nota pastorale, 1999, nn. 22-24.
[9] Cf. CEI, L’iniziazione cristiana. 2. …, op. cit., nn. 26-37.
[10] Cf. UCN, Il catechismo per l’iniziazione cristiana…, op. cit., n. 8 b.
[11] Cf. CEI, L’iniziazione cristiana. 2. …, op. cit., n. 28.
[12] Cf. nota 7 (DS 3531).
[13] Cf. CEI, L’iniziazione cristiana. 2. …, op. cit., n. 48.
[14] CEI, L’iniziazione cristiana. 2. …, op. cit., n. 48.
[15] Cf. CEI, L’iniziazione cristiana. 2. …, op. cit., n. 49.

Cento anni fa, esattamente l’8 agosto 1910, S. Pio X emanava il Decreto “Quam Singulari”, direttiva fondamentale nella Storia della catechesi mirante ad anticipare alla cosiddetta “età della discrezione” (“cioè verso il settimo anno, sia al di sopra di esso, sia anche al di sotto”) l’ammissione dei bambini alla Prima Comunione che prima di allora si collocava intorno ai 12-14 anni: “Come per la Confessione l’età della discrezione s’intende quella in cui si arriva a distinguere il bene dal male, così per la Comunione convien dire sia quella in cui si sappia distinguere il Pane eucaristico dal pane comune; ed è appunto questa l’età in cui il fanciullo ha raggiunto l’uso della ragione.”