I catechisti sono sempre in fermento per la programmazione, con tanto desiderio di donare il loro impegno, di essere capaci di testimoniare e trasmettere la fede alle forze giovani della comunità. Nutrono attese e speranze che non vogliono spegnere a causa di forme comunicative improprie.
Se il mondo della catechesi non è quello della scuola, certamente questi due “mondi” hanno qualcosa da dirsi, idee su cui confrontarsi. La preoccupazione di trovare il metodo vincente per arrivare ai loro destinatari è una di queste. Solo che trovare “il metodo” giusto non è proprio così semplice… autorevolezza? pugno di ferro? arrendevolezza? lassismo che porta alla disperazione?
Come iniezione di fiducia può risultare utile quest’estate riguardare questo bel film, in cui si mettono a confronto metodi educativi molto diversi tra loro e provare fin d’ora a raccontare le nostre esperienze sul blog… magari pensando ad un dibattito successivo con il gruppo dei catechisti della parrocchia.
Les Choristes
(I ragazzi del coro)
di Christophe Barratier – France, 2004
Vois sur ton chemin
Guarda sul tuo cammino
Ragazzi dimenticati e rovinati
Offri loro la mano
Per accompagnarli
Verso altri domani
Senti nel cuore della notte
L’onda di speranza
Ardore della vita
Sentiero di gloria
Felicità infantili
Troppo presto dimenticate, cancellate
Una luce dorata brilla senza fine
Alla fine del cammino
Trama e percorso catechistico
Nel 1949 Clément Mathieu, un insegnante di musica disoccupato, trova lavoro in un istituto di rieducazione per minorenni. Qui l’uomo si scontra con la dura condizione in cui vivono i ragazzi e con il metodo educativo, particolarmente repressivo, di Rachin, il direttore. Uno dei ragazzi, tra i più difficili e ribelli, ha una voce angelica e cominciando da lui, Mathieu cerca di cambiare la loro vita attraverso la magia della musica. Cerca di attrarre i ragazzi verso un progetto comune. I piccoli ribelli e indisciplinati, si trasformano lentamente in un coro di voci bianche compatto e ben armonizzato, in cui spicca la voce angelica di Pierre Morhange.
Per il severo direttore Rachin tutto si riduce ad “Azione e reazione”, una sorta di legge del contrappasso applicata con assoluto rigore nei confronti dei piccoli ospiti del collegio, significativamente chiamato “Fond de l’Etang”(il fondo dello stagno). Non offre mai alcuno spazio per il dialogo, per un confronto, per una possibilità di cambiamento: l’unica conclusione è sempre la cella buia e solitaria, seguita da mansioni sgradevoli. Rachin non prova affetto verso i ragazzi in difficoltà che gli vengono affidati, non crede nella possibilità di recuperarli davvero e non sa stimarli come persone. Il suo lavoro di direttore è solo una tappa per salire nella carriera. Si sente deluso e frustrato per un posto che non gli regala né fama né gloria, e sfoga il suo malumore sui ragazzi.
Per il mite Clément Mathieu è invece possibile tentare un approccio differente nell’accostare i ragazzi. Pur tenendo alla disciplina e all’educazione, è un sorvegliante assai poco temibile. Al suo arrivo al collegio è spaventato da quel che lo attende: ha messo da parte i suoi sogni di musicista, si sente a disagio in un ruolo che non corrisponde al suo temperamento. I ragazzi percepiscono il suo spaesamento e tentano di approfittarne. Ma “Zucca Pelata” non è privo di spina dorsale: procede per la sua strada con sicurezza, perseguendo una pedagogia dissimile da quella di Rachin. Il suo modo di trattare i ragazzi denota una profonda sensibilità e gentilezza d’animo: nessuna cattiveria, nessuna crudeltà gratuita. Anche nel dare la pena a chi ha causato tanta sofferenza al povero zio Maxance, non sceglie un castigo, ma piuttosto un servizio che conduce il ragazzo a comprendere il male che ha provocato. Mathieu è convinto di una piccola grande verità: “Mai dire mai nella vita! C’è sempre qualcosa da tentare!” Pur essendo un uomo goffo e impacciato possiede una vena poetica e una delicata creatività e mette tutto sé stesso a servizio dei ragazzi, componendo le melodie e i testi per farli cantare.
E proprio il coro diviene la carta vincente, quella che schiude le porte a un cambiamento. Ma cosa offre l’esperienza del coro ai ragazzi di Fond de l’Etang? Un coro permette a tanti singoli di fondersi insieme in una nuova armonia: è il contributo di ciascuno che rende ricco l’insieme ed ognuno dà il meglio di sé. Dal solista dotato di voce squisita (ma che comunque ha bisogno del tappeto vocale degli altri compagni) al ragazzino stonato che però partecipa reggendo lo spartito. Non c’è un limite al numero di coloro che possono essere coinvolti in un coro: tutti possono partecipare…e si può allargare il cerchio fino ad ospitare anche il professor Langlois. Non servono particolari attrezzature per dar vita a un coro: basta l’entusiasmo e la voce. E poi occorre una buona scorta di pazienza perché prima di raggiungere l’armonia sono necessari molti tentativi e non tutti i coristi procedono alla stessa velocità nel migliorare.
Ma proprio questa pazienza diventa un ottimo allenamento per i piccoli che da ribelli, aggressivi e a volte violenti, lentamente si trasformano. Non perdono nulla della vivacità propria dell’infanzia ma scoprono la bellezza. La bellezza della musica e dei versi offerti da Mathieu. Scoprono anche di essere in grado di produrre insieme qualcosa di bello, armonioso, gradevole. Mathieu si considera soddisfatto: “La musica non nuoce alla disciplina” e il suo intento trae forza anche dall’appoggio dei suoi colleghi. Poco alla volta si sentono coinvolti e d’accordo con il metodo seguito da Mathieu e offrono in modo diverso il loro apporto. Commuove la buona volontà di zio Maxance, il bidello, che stimando sinceramente l’opera di Mathieu tra i ragazzi, scrive alla Contessa, benefattrice dell’istituto, per parlarle del coro, creando l’occasione per i piccoli cantori di esibirsi almeno una volta di fronte ad un pubblico plaudente. Mathieu lascia la scuola con dolore, licenziato ingiustamente da Rachin, che sfrutta un incidente per prendersi una vendetta sul sorvegliante. Pepinot fugge dalla scuola per seguirlo, sentendo che la sua solitudine di orfano potrà trovare affetto e comprensione. Morhange sembra quasi dimenticarsi di lui, ma ne segue i consigli e studia al conservatorio. Nel cuore dei ragazzi resta la sua testimonianza e il dono delle canzoni che ha composto per loro. Una di esse, dolce e piena di speranza, ripete con fiducia quello che può considerarsi l’augurio di Clement Mathieu ad ognuno dei coristi: “Felicità dell’infanzia, troppo presto dimenticata e cancellata. Una luce dorata brilla senza fine in fondo al cammino.”
Merita una nota di merito la bellissima colonna sonora composta da Bruno Coulais sui testi delle canzoni scritti con Christophe Barratier, il regista.


