Una Festa importante che racchiude il dono della libertà perfetta, della creatura nuova perchè rinnovata da Cristo. Abbiamo chiesto a don Davide Pelucchi, nuovo Vicario Generale della Diocesi, di aiutarci ad entrare in questo Mistero di grazia che tanto ci riguarda…
1. Maria al vertice degli interventi di Dio
Per comprendere il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria occorre collocare la figura di Maria all’interno dell’intera storia della salvezza. La storia dell’umanità prima di Cristo è segnata da due movimenti opposti: un crescente coinvolgimento dell’umanità in una storia di peccato (la disobbedienza di Adamo ed Eva, l’omicidio di Abele, la corruzione al tempo di Noè, la divisione degli uomini a Babele); un crescente numero di interventi di Dio per salvare l’umanità dal male (l’alleanza con Noè, con Abramo, con Mosè, con Cristo).
Al culmine degli interventi di Dio, concentrati sui poveri, sugli umili, si colloca la preparazione della creatura più santa, Maria di Nazaret, colei che accoglierà il Salvatore con libertà e amore. A questo mistero di rinnovamento, di ri-creazione per grazia dell’umanità, la Chiesa ha dato un nome preciso: è il mistero dell’Immacolata Concezione. L’8 dicembre 1854 papa Pio IX, con la Bolla Infallibilis Deus, ha affermato: “Per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente… Maria è stata preservata da ogni macchia di colpa originale”. Cosa significa questa espressione?
2. Cosa si intende per “peccato originale”?
Il disagio a capire cosa sia il “peccato originale” deriva dell’attuale visione dell’uomo che mette al centro della sua realizzazione la libertà e la decisione personale. Cosa possiamo mai avere in comune noi con l’eventuale peccato di Adamo vissuto nella notte dei tempi? Per capire cosa sia il peccato originale non bisogna partire dal peccato stesso, ma da Cristo. Solo davanti alla manifestazione dell’amore di Dio in Gesù si può capire ciò che il peccato significa. Esso non è soltanto la trasgressione di una legge del Creatore, ma è il rifiuto dell’amore offertoci da Dio. Il cristiano capisce la gravità dei suoi peccati quanto più contempla la profondità dell’amore manifestato da Cristo.
Il peccato originale non è un “atto”, ma uno “stato”. Dice l’esperienza di divisione e di disarmonia che l’uomo sperimenta al suo interno e nelle relazioni con gli altri uomini. Questa divisione non è voluta da Dio, ma è la causa del nostro allontanamento da Lui, della nostra incapacità di amarlo e di amare i nostri fratelli. Siamo coinvolti in questo peccato prima di ogni decisione libera.
Poiché il peccato ha anche una dimensione sociale, esso non è solo l’allontanamento personale da Dio, ma è anche un allontanamento dai fratelli. Quando un uomo è infedele a Dio impedisce ai fratelli di incontrare la grazia del suo amore. In questo modo ogni peccato personale rende l’intera storia umana sempre più segnata dal peccato. Per questo ogni uomo che nasce, entra, a motivo della solidarietà con gli altri uomini, dentro una storia di peccato.
Dire che Maria è stata “preservata dal peccato originale” significa affermare l’assenza in lei di una relazione con Dio costruita sull’orgoglio e sul peccato. Maria è l’Immacolata perché si è fidata totalmente di quanto Lui le chiedeva, anche quando avveniva nella totale oscurità e nella prova, perché ha amato Dio e tutto ciò che Dio ama, perché non ha ritenuto Dio un nemico della sua libertà, perché ha profondamente creduto, a motivo della sua umiltà, che Egli avrebbe sempre realizzato la sua felicità.
3. Perché il “privilegio” di Maria” non la distanzia da noi?
L’espressione “per singolare grazia e privilegio” non intende attribuire a Maria una condizione eccezionale che la allontana da noi, che siamo segnati dal peccato. Intende, al contrario, indicare quel rapporto radicale con Cristo che vale per tutti noi. Il Signore dà a ciascuno di noi la grazia necessaria per adempiere la propria vocazione. La pienezza del dono di grazia in Maria è derivata dal suo legame del tutto speciale con Cristo. Creatura come noi, anche Maria ha condiviso con noi la possibilità del peccato. Ma, sostenuta dalla grazia di Cristo, la sua volontà è rimasta totalmente fissa in Dio. Guardando a lei, Immacolata, impariamo a riporre la nostra fiducia nella benevolenza che Dio ci dona, proporzionatamente alla missione che ciascuno di noi ha ricevuto.
Il suo “privilegio” non riduce, ma fonda una specifica responsabilità. Il dono d’amore che Gesù ci offre non esenta nessuno dalla fatica dell’esercizio della libertà. Non è accaduto nemmeno per Gesù. Ciò vuol dire che venerare Maria come Immacolata accresce la nostra trepidazione per quando il Signore chiederà a noi un “sì” libero, un affidamento sincero e non estorto. Che Maria abbia goduto di un trattamento speciale non diminuisce affatto la grandezza della sua fiducia nei confronti dell’Altissimo, ma spalanca davanti a lei l’abisso ancora più grande di una libertà che non ha alibi.
In questo modo Maria è l’immagine perfetta della “nuova creatura”, dell’uomo autentico che realizza in pienezza la sua umanità. Quando un cristiano si domanda: “Chi è l’uomo vero? Chi è l’uomo che corrisponde nel modo più pieno al ‘sogno’ di Dio?”, dovrebbe guardare alla madre del Signore. E’ in lei che noi vediamo, nel modo più alto, che cosa significa che l’uomo autentico è l’uomo secondo Cristo, l’uomo che trova la sua verità piena solo in Dio e nella comunione con Lui. In questo senso Maria è il “tipo” del credente, perché lei è vissuta totalmente ed esclusivamente “riservata” per Cristo.
La “nuova creatura” non è l’uomo che rifiuta Dio, ma l’uomo che è soltanto servitore di Dio. Non l’uomo che si chiude, illudendosi di ingigantire, ma l’uomo che si apre alla comunione con Dio e l’accoglie. Non l’uomo che vuole liberarsi soltanto da sé, ma l’uomo che accetta di essere liberato.
don Davide Pelucchi