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Io ti domando

Pubblicato il 22 novembre 2010 da redazione nella sezione Biblioteca

Cammino del popoloA molti di voi sarà già capitato in questi mesi di scorgere in libreria e magari sfogliare il nuovo libro uscito  dalle mani sapienti di Giusi Quarenghi  impreziosito dal tratto intenso delle tavole di Michele Ferri: IO TI DOMANDO Storie dell’Antico Testamento.

2 GiacobbeSeconda felice esperienza dei due autori nella stesura di un testo a carattere religioso. Dopo “Salmi per voce di bambino” in cui proposero una riscrittura poetica ed espressiva per ragazzi di alcuni salmi scelti, ora  dedicano la loro sensibile profondità ad una raccolta in 49 racconti  della tradizione di parabole e leggende chiamata Midrash. Termine ebraico che indica la ricerca, l’indagine che i maestri del giudaismo nel tempo hanno intrapreso per comprendere il senso della Scrittura attraverso la narrazione, forma ideale con cui percepire, in parte almeno, in maniera sempre nuova il multiforme svelarsi di Dio nella storia delle sue creature. 

5 sacrificio di IsaccoPotrebbe quindi semplicemente passare per una nuova bibbia illustrata sull’Antico Testamento, di pregio, che si affianca ad altre significative pubblicazioni. Eppure il testo della Quarenghi presenta notevoli tratti originali e di valore catechistico. 

3 IsaccoPrima qualitativa caratteristica è data dalla traduzione che rivela una scrupolosa cura della lingua ebraica; nella tipica sintesi del racconto si fonde una forte evocazione di significati, le parti in corsivo riprendono testualmente la Bibbia per poi essere integrate da frasi poetiche che affascinano e al contempo sollevano domande.

Questa è la seconda grande caratteristica del libro: le domande! IsaiaEsse seguono ogni racconto e accompagnano il lettore nella ricerca dei possibili significati di quanto ha udito o letto. Sono come delle sottolineature che esprimono a volte le incongruenze scaturite dal testo, altre volte spiegano alcuni termini in chiave spirituale, chiariscono il contesto culturale in cui avviene la vicenda  narrata e la assoluta novità dell’intervento divino. Aiutano a porsi davanti al racconto biblico con sguardo capace di approfondire le storie perché attraversino la nostra storia, ad essa pongano domande e provocazioni, ma anche maggiore luce.  

Non ultima caratteristica sono le tavole illustrate da Michele Ferri, a volte accennate come sfondi, mai casuali, altre volte a piena pagina oppure incorniciate come cammei. Bucano la storia per svelarne il cuore, anche esse sintesi di interrogativi e significati. Per la scelta dei colori e del tratto risultano fortemente simboliche anche quando apparentemente descrivono la scena narrata.6 Sansone

È un testo, Io ti domando, che non ci si stanca di sfogliare, di leggere e scoprirvi sempre nuovi risvolti, come se, secondo le parole dell’autrice nell’introduzione, la storia ascoltata cammini in noi, con noi che, a volte, non capiamo ma ci sentiamo capiti. Anche se in un modo un po’ particolare, ora gettando luce dove c’era buio, ora riaccendendo il buio in quello che sembrava luce. Perché la Bibbia cresce con chi la legge – come diceva Gregorio Magno.

 Essendo la forma letteraria del libro quella del racconto essa si presta non solo ad un proficuo uso nella catechesi, ma anche per una piacevole lettura con i propri figli o nipoti, sapendo che la Bibbia non è avara di figure eroiche, di buoni e cattivi, di avventure affascinanti da far invidia al miglior libro di storie! E per non cadere in una scorretta interpretazione fiabesca, bensì per far crescere fin da piccoli l’attitudine introspettiva ecco l’aiuto delle spiegazioni successive. 

Io ti domando - Ferri M.


Io ti domando. Storie dell’Antico Testamento

Giusi Quarenghi – Michele Ferri

Edizioni Rizzoli, 2010



    Indizio N.1

La Saggezza delle Fiabe

Pubblicato il 11 luglio 2010 da redazione nella sezione Pagine

Uno degli strumenti utilizzati per il Corso metodologico di Siusi è stato il libro di Massimo Diana  “ La saggezza delle fiabe ” pubblicato di recente per le Edizioni Paoline.

Perché un libro sulle fiabe da proporre come valido strumento nella catechesi?

Perché le fiabe ci mettono in contatto con l’altra parte di noi, quella che tendiamo a non ascoltare e che dalle profondità del nostro essere ci invita a non disperare quando siamo in difficoltà, a non disprezzare troppo in fretta il nostro destino: può darsi che, come è capitato al figlio del mugnaio  ne Il gatto con gli stivali, da quel poco che ci viene dato otterremo non solo il necessario per sopravvivere, ma addirittura lo straordinario per una vita assolutamente impensabile.

La fiaba può divenire via per smascherare le nostre inquietudini  e i desideri più profondi, può rivelarci atteggiamenti e disposizioni verso la vita e i suoi accadimenti che abitano il nostro inconscio, può insomma rivelarsi una buona via da seguire con i  ragazzi, e non solo, per farli accedere a quelle realtà che altrimenti fanno fatica a comprendere a partire da una maggiore comprensione di se stessi.

Per meglio presentare il volume in questione proponiamo in più aggiornamenti alcuni stralci del commento che Diana fa su una fiaba dei fratelli Grimm non troppo visitata:

Musicanti 1 - Zwerger

 I Musicanti di Brema 

Questa nota fiaba dei fratelli Grimm contiene – come peraltro questo tipo di racconti in generale – elementi molto preziosi per la vita di ciascuno di noi. A tutti noi sarà infatti capitato di provare, in alcuni particolari momenti della vita, quella sorta di stanchezza che rende vecchi, quel senso di inutilità che rende disperati, come se ci trovassimo in una situazione senza più vie di uscita.

In tali situazioni della vita, così buie e disperate, qualsiasi progetto o idea ci possa venire in mente per cercare di uscirne fuori ci apparirà immediatamente come una utopia, una speranza impossibile, una assurdità. E accade un pò come per lo «strampalato progetto» della strana brigata di animali, ormai vecchi e inutilizzabili, di andare a Brema a suonare nella banda municipale.

Ma che idea balzana! Che mai se ne potrà fare la banda municipale di Brema di un vecchio asino, di un cane acciaccato, di un gatto malandato e di un gallo dalla voce stridula?! In effetti, è così che possono apparirci i nostri progetti quando siamo di umore nero e stiamo per cedere alla disperazione.

Tuttavia, la fiaba invita a non rinunciare ai nostri sogni, soprattutto in quei momenti grigi e bui, in cui possono sembrarci del tutto utopici e assurdi; e questo anche se noi che li facciamo possiamo vederci e sentirci esattamente come un «asino» vecchio e malandato e ripeterci: che mai potrà venire di buono da un asino?!

Può essere dunque capitato a tutti di essersi sentiti o di sentirsi ancora posti di fronte alla difficile e radicale scelta di decidere se continuare a lamentarsi, fino a cedere al nero cinismo della disperazione, oppure ricominciare a sperare, « a voce bassa e vergognosamente », come scriveva Péguy: In questi momenti, così neri e difficili, continuare a credere in un sogno, per quanto utopico e strampalato possa sembrarci e per quanto inadeguati possiamo noi stessi sembrare ai nostri occhi, è tremendamente difficile; mentre abbandonarsi alla disperazione è molto più facile, ma questa, sempre per usare le parole di Péguy, è «la grande tentazione».

La fiaba mostra come ciò che è essenziale sia l’intento, cioè quella fiducia che mette in cammino e impedisce di adagiarsi nello status quo. La meta finale poi, questo dice la fiaba, potrà anche essere tutta un’altra cosa rispetto all’idea iniziale, ai progetti di partenza, ma proprio questo è meraviglioso: in fondo, a ben guardare, ai quattro musicanti sognatori è stata risparmiata la delusione di vedersi rifiutati dalla banda municipale di Brema.

Essi hanno trovato, inaspettatamente e ben al di là dei loro progetti, una soluzione ai loro problemi ancora migliore rispetto al sogno iniziale: nella casa nel bosco, infatti, essi « ci stavano così bene che non vollero più uscirne ». E, notiamo, non solo trovano per se stessi un luogo dove vivere felici e in pace gli ultimi anni della loro vita, ma contribuiscono anche a liberare il bosco intero dalla minaccia dei briganti. Chi trova la propria strada e il proprio posto nel mondo, dice la fiaba, contribuisce, quasi automaticamente e al di là delle sue stesse intenzioni, a migliorare le condizioni di vita anche di chi gli sta intorno. Si diviene, senza neppure volerlo, strumento di pacificazione e di liberazione tutt’ intorno. Il mistico orientale Serafino di Sarov scriveva: « Cerca la pace e perseguila, e mille attorno a te troveranno salvezza ».

Questa fiaba illustra la profonda verità contenuta in queste parole: abbi il coraggio di non abbandonare i tuoi sogni di pace e di felicità, nonostante tutto, nonostante le tue condizioni disperate e senza apparenti vie di uscita! Sarà la vita stessa a venirti incontro, sorprendendoti con impensabili soluzioni, e rendendoti strumento di un’ armonia e di una gioia che supererà di gran lunga le tue stesse aspettative e andrà ben oltre la tua stessa persona! Affidati al tuo sogno, anche se assurdo! Non lasciarti andare alla disperazione, anche se sembra la cosa più ovvia! Non abbandonare l’intento! Qualcosa che non immagini, e non puoi immaginare all’inizio, comunque accadrà. E ti sorprenderà.

musicanti 2 - Zwerger

Per non dimenticare

Pubblicato il 27 gennaio 2010 da redazione nella sezione Biblioteca, Formazione

Non è di certo facile parlare della Shoah,La storia di Erika_ Cover
né tanto meno è semplice farlo coi ragazzi …
eppure abbiamo l’obbligo di non dimenticare un passaggio così doloroso
della nostra storia, un passaggio così oscuro per la nostra fede.

Vogliamo provare attraverso una storia semplice e ricca di speranza, di luce tra le tenebre; magistralmente illustrata da uno dei più grandi, riconosciuti e premiati autori italiani: Roberto Innocenti.

Sebbene piccolo, Innocenti ha vissuto quei momenti, ha visto le deportazioni. Pensando a sua figlia, iniziò il suo primo lavoro dedicato allo sterminio nazista, Rosa Bianca (1984 ), per diverso tempo respinto dagli editori italiani.  Solo dopo varie pubblicazioni e riconoscimenti all’estero, anche nel nostro Paese finalmente  venne pubblicato nel 1990. A distanza di anni, ritorna sullo stesso tema con La storia di Erika (2003)

Possiamo capire questa insistenza per le sue stesse parole:

Se tutti i cittadini di ogni stato riuscissero ad esaminare criticamente gli errori, la storia, i ritardi culturali, il male arrecato, la situazione morale, il mondo potrebbero migliorare? Quando nelle scuole parlo coi ragazzi, mi ritorna la certezza che il mondo può diventare bello. Rimango ogni volta stupito dal livello di apprendimento, dalla ricerca della logica, dalla bramosia di sapere, capire, confrontarsi, dialogare.

Ed Innocenti racconta la storia col suo stile inconfondibile, ricco di dettagli, cerca di inquadrare il fatto riportato nella realtà circostante e di subirla finché la storia si svolge. Costringe a guardare tutto quello che c’è intorno e annotarlo. Ogni singola tegola, pietra o mattone, ogni insegna, ogni azione rappresentata legittima la propria presenza in quel luogo, come a dire che per raccontare la Storia non si può essere facili, e bisogna guardare dappertutto. Nel mostrare tutto Innocenti sembra anche prendersi la responsabilità di non nascondere ciò che per solito si tace, soprattutto ai ragazzi. Così, in La storia di Erika, anche se c’è una sbarra che ci vieta di guardare i deportati che salgono sul treno, lui ci invita a seguire i vagoni, fino a dove devono andare.

Erika 1

Illustrare è già un diverso modo di guardare il mondo, per Innocenti significa raccontare, al punto che spesso i testi nascono dopo, quasi fossero loro a dover ‘illustrare’ le immagini, che da sole parlano, decifrano, comprendono e si fanno monito. La costruzione della visione diventa una presa di posizione morale, un invito ad assumerci delle responsabilità. La prospettiva dal basso verso il cielo grigio con cui seguiamo sul filo delle rotaie  La storia di Erika, esclude dal nostro campo visivo i volti dei deportati, mostrandoci solo le loro gambe e i loro corpi, ma siamo inchiodati all’altezza dei binari e da questa posizione non possiamo non essere testimoni della tragedia della Storia.

Erika 3

Erika 4

Erika 5

Erika 5

Erika 7

Erika 8

Erika 9


Edith Stein - Koder

Sotto la croce ho capito il destino del popolo di Dio,
che fin da allora cominciava a preannunciarsi.
Ho pensato che chi comprende come tutto questo sia la croce di Cristo

devrebbe prenderla su di sé in nome di tutti gli altri.

Oggi so un pò più di allora che cosa vuol dire essere sposa del Signore nel segno della croce.
Certamente, non lo si capirà mai per intero, perchè è un mistero.

da  La scelta di Dio
Teresa Benedetta della Croce Edith Stein
( 1891-1942 )


Rimandiamo anche al discorso che il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunziato ad Auschwitz, il 28 maggio 2006: Svegliati! Non dimenticare la tua creatura, l’UOMO