Articoli marcati con tag ‘illustratori’

C’era una volta…

Pubblicato il 7 gennaio 2011 da redazione nella sezione Biblioteca

Un libro magico
appena lo tocchi si apre da solo
rivela segreti
contiene solo poesia.

Tradotto in italiano
lo trovi nelle migliori librerie…

Benjamin Lacombe, C’era una volta… - Rizzoli
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Giorno sette

Pubblicato il 23 dicembre 2010 da redazione nella sezione Liturgia

Giorno 7 apertura





«Andavano tutti» è scritto «a farsi registrare, ciascuno nella sua città». Mi ha molto colpito quest’ anno questa imposizione: tutti intruppati, tutti costretti nel medesimo cammino; tutti nell’ atto che riduce ogni persona a un numero. Un atto che è quasi espressione estrema della brutalità d’ogni potere, d’ogni potere umano che tratta gli uomini come un gregge di pecore. E un movimento che distrugge la dignità: e quanti, quanti sono ancora oggi i movimenti, oserei dire i riti sociali, le pressioni dall’ alto e dal basso che ci fanno numero e ci deprivano della nostra autentica dignità. E, pensate, questo del censimento, questo andar a farsi registrare sembrava il grande evento, l’unico registrato nel diario degli uomini. E invece nella notte inizia un altro paradossale – sì, lasciatemelo dire – paradossale movimento, piccolo, insignificante, non verso i troni del corrotto potere, non verso la grande città, verso la piccola!, verso un bambino nella mangiatoia. E questo movimento non è ancora finito, noi siamo una piccola parte di questa carovana. Che cosa vediamo? Un segno di speranza e l’indicazione di un cammino. Un segno di speranza.

Lasciatemelo dire: un Dio sul trono, nella sua incorrotta distanza, non ci avrebbe preso più di tanto il cuore.

Ora un Dio della mangiatoia – perché di una mangiatoia si tratta – un Dio nel disagio, un Dio della strada, perché in un certo senso è nato sulla strada, e quindi Dio di un popolo in cammino, in cammino nei passaggi non facili della storia, – come non facile è il passaggio dei giovani popoli – un Dio così ci prende il cuore. Un segno di speranza e l’indicazione di un cammino.

Ricordo le parole di Tommaso da Celano che, del Presepe vivente di Greccio voluto da Francesco d’Assisi, scrive: «Risplende la semplicità evangelica si loda la povertà si raccomanda l’umiltà».

E mi chiedo se non siano queste, proprio queste le virtù da risuscitare, la semplicità evangelica, la povertà, l’umiltà, virtù dimenticate, ma a qual prezzo!


noel 7 - Puybaret

Virtù del Presepe. Virtù della strada.

La semplicità evangelica che non è infantilismo, né – tanto meno – semplicioneria. Questo bambino ti riconduce all’ essenziale. E, dunque, puntare all’ essenziale e sapere ciò che conta e ciò che non conta, ciò che vale molto e ciò che vale poco.

La povertà, o forse potremmo usare un’ altra parola più trasparente: la sobrietà. Questo bambino che assomiglia a tanti, troppi bambini che ci inquietano fin nel più profondo del cuore dagli schermi televisivi, questo bambino mette più di un sospetto su tanti nostri sconfinamenti dalla sobrietà.

E infine l’umiltà.

Dai palchi, dagli alti palchi – ve lo dicevo altre volte – dai palchi alti si vede così poco, si capisce così poco. Questo bambino ci dice, come un giorno l’apostolo Paolo: «Non fatevi un’idea troppo grande di voi stessi. Non aspirate a cose alte, piegatevi invece a quelle umili». Semplicità evangelica, sobrietà, umiltà perché il Presepe non rimanga solo un rito delle chiese, ma passi nella vita.

Angelo Casati

Ricordare le sue parole



Giorno cinque

Pubblicato il 21 dicembre 2010 da redazione nella sezione Liturgia


giorno 5 apertura





Il neonato,fragile «segno» di carne, riposa sulla paglia e nel calore degli animali sotto gli occhi stupiti dei pastori e dei re magi, accarezzato dal soffio degli angeli, sovrastato dalla stella solare sorta sul frontone della notte. Sonnecchia nel punto d’incrocio di parecchi mondi: vegetale, animale, umano e angelico, terrestre e celeste, diurno e notturno, tra splendore e povertà, visibile e invisibile… Attorno a lui si equilibrano i diversi elementi e le diverse forze in gioco nella natura e nella «soprannatura».

Ma tra le forze che agiscono in questo mondo, ce ne sono di oscure, di nocive – quelle che, precisamente, tentano di spezzare i legami, di cancellare i segni, di sbarrare le porte che si affacciano sull’infinito, di confiscare il bagliore della «stella solare» per mettere al suo posto luci di scarto. E non appena nato, il Bambino è minacciato, gli invidiosi e i malevoli lo condannano a morte. Giuseppe, l’uomo che sta di sentinella sulla soglia e la porta solstiziale, sente in sogno questo avvertimento: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi» (Mt 2,13). Allora si alza, prende la moglie e il neonato, li conduce al sicuro.

«Alzati, prendi con te il bambino…»: queste parole mormorate all’orecchio del cuore riecheggiano attraverso i secoli e chiamano in causa ogni vivo che passa nel mondo. Infatti, nella notte della Natività, è chiesto a ognuno di dare il cambio a Giuseppe. La fede vive in un’infanzia perpetua, non può mai dichiararsi fatta e finita, sicura della sua forza e della sua resistenza; richiede sempre vigilanza e lavoro, esige l’allontanamento dei pericoli che la minacciano da ogni parte – sopratutto dall’interno: la follia del mondo loquace e violento si accanisce a smentirla, a ridurla al silenzio, a brutalizzarla; il fanatismo si sforza di pervertirla, di deformarla in tiranno, in inquisitore, addirittura in carnefice; l’arroganza si diverte a prenderla in giro, a denigrarla, l’indifferenza la lascia insensibilmente morire d’inedia, quanto alla disperazione, la condanna al nulla.

noel 5 - Puybaret

La fede è un bambino che non concede riposo, che non si adatta a nessuna abitudine, soprattutto all’indolenza, alla tiepidezza, e che prova ripugnanza per ogni compromesso. È un bambino ribelle, tanto vulnerabile quanto temerario, tanto meditabondo quanto avventuroso. Un bambino nato in piena notte e destinato per sempre alla prova della notte, eppure incessantemente mosso dal desiderio della luce. Un bambino più leggero di una pagliuzza – basta un nonnulla a farlo volar via, svanire -, ma anche pesante quanto il mondo. Un bambino da portare in braccio, giorno dopo giorno, fino allo stremo delle forze, fino all’ultimo respiro.

Questa è la Natività: un invito a farsi carico del Bambino dalla genealogia misteriosa e stupefacente, ad assicurare di salvarlo dalla furia delle tempeste, siano esse dentro o fuori. È assumersi la responsabilità affidata a Giuseppe, il primo a cui spettò.

Sylvie Germain

Portare il peso del tempo