Articoli marcati con tag ‘iconografia’

Phoenix

Pubblicato il 20 ottobre 2009 da redazione nella sezione Formazione

PHOENIXOcchi e ali verso il Cielo
Sulle ali infuocate di Phoenix, la fenice dell’oriente, alla ricerca del modo in cui il volto del Dio invisibile si è reso disponibile ai linguaggi della rappresentazione umana. Dai primi dibattiti teologici sulle immagini sacre alle forme dell’iconografia cristiana.

Chiuduno, 15 novembre
ore 15.45 – Primo percorso
ore 16.30 – Secondo percorso

Intervista a don Giovanni Gusmini


Don Giovanni, innanzitutto, perchè la Fenice?
La Fenice, questo essere fantastico di cui si parla nei miti antichi, è stata ripresa dall’iconografia cristiana tra i simboli della risurrezione. Si colloca quindi a metà tra il linguaggio visivo del mondo antico e quello cristiano.

Cosa intendi proporre quest’anno ai catechisti nel tuo itinerario?
Vorrei offrire un percorso che parte dalla domanda intorno alla conoscenza di Dio e  in particolare se sia possibile rappresentare visivamente il volto di Colui che è totalmente Altro e Invisibile.

La risposta a questo interrogativo come può servire nella catechesi?
La questione appartiene da sempre al dibattito religioso e la sua risoluzione – nel sec. VIII – ha di fatto permesso la nascita dell’arte cristiana al cui patrimonio attingiamo ancora oggi per l’annuncio del Vangelo e la sua illustrazione. Vorrei quindi aiutare i catechisti ad appropriarsi più profondamente e consapevolmente del linguaggio iconografico che pure già utilizzano…

Interessante per gli adulti, ma non è un pò difficile proporre un’opera d’arte a dei ragazzi?
Il percorso non si occuperà soltanto di arte antica ma anche di arte contemporanea (penso a Fontana, Bonfanti, Verdi…), in modo particolare dei tentativi odierni che il linguaggio visivo sta mettendo in campo per parlare di Dio.
L’arte figurativa è poi un linguaggio universale che appartiene più di quanto pensiamo all’immaginario collettivo e … non è mai troppo presto per fornire gli strumenti per interpretarla.

Fornirai anche del materiale?
Certamente! Sarà disponibile il file in power-point che illustra il percorso nelle sue diverse tappe ed offrirò una bibliografia di approfondimento… e certo non mancheranno libri da visionare ed eventualmente acquistare.

Croce gloriosa

Pubblicato il 14 settembre 2009 da redazione nella sezione Liturgia

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Il Crocifisso di S. Damiano è un’icona, ci parla di Cristo da una prospettiva “gloriosa”. I suoi occhi sono aperti, non chiusi come quelli di un morto, ed esprimono calma e dolcezza. Egli non chiude le palpebre, abbandonandosi sotto il peso dei suoi dolori, ma dimentica se stesso e il suo sguardo puro e trasparente non dice “Soffro“, bensì: “Venite a me“. I suoi occhi spalancati guardano con amore il mondo che ha salvato col suo estremo sacrificio. Il suo collo e la sua gola sono molto pronunciati e turgidi, quasi a significare lo sforzo nell’emettere l’ultimo respiro, l’alito di vita che prorompendo da Cristo genera una nuova creazione e dona lo Spirito Santo.

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La croce è “cosmica”, che riconcilia la terra con il cielo (palo verticale) e riunisce i popoli pagani con i popoli credenti, la chiesa e la sinagoga (traversa orizzontale). Tutta la croce è inondata di luce che promana da Cristo. “Io sono la luce del mondo; chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita“. Gesù è in piedi, vivo, non inchiodato alla croce, sebbene dalle sue ferite escano  rivoli di sangue.

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Egli veste il “perizoma” che in antichità era l’abito dei principi egiziani ed indica che Cristo è il Signore, Re vittorioso. Nel suo addome vi pare raffigurato il volto del Padre, che ha “viscere materne”, quasi nel rappresentare una “gestazione”.

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Nel cerchio rosso sopra la testa di Gesù è anticipata l’Ascensione e prefigurato il movimento dello Spirito, lo Spirito del Risorto. Egli sembra uscire dal cerchio e nella sua mano sinistra stringe una croce d’oro a guisa di chiave: infatti è Lui che apre la porta del Cielo. Le sue vesti sono dorate, della luce della Trinità, tranne la stola che è rossa, colore della Passione che ha sofferto per noi; è la stola del Diacono: Egli infatti è il Servo obbediente.

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Intorno ci sono gli angeli che lo accolgono in cielo. Sotto è la dicitura: GESU’ NAZARENO RE DEI GIUDEI. All’interno del semicerchio in cima all’icona c’è la mano destra di Dio Padre che, con due dita distese, benedice e nello stesso tempo indica che quegli è il Figlio, seconda persona della Trinità. Alla base della croce si vede una sezione di roccia: è il simbolo di Pietro. Le conchiglie disposte sul perimetro dell’icona sono il simbolo del pellegrinaggio terreno verso l’eternità, ma sul lato inferiore la cornice  è aperta per lasciare a noi una “porta” dalla quale entrare.

I personaggi accanto a Gesù sono: Maria e Giovanni alla destra di Gesù, Maria Maddalena, Maria di Cleopa e il centurione romano a sinistra.

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Il mantello di Maria è di colore bianco: simbolo di purezza. Le gemme sul mantello rimandano alle grazie dello Spirito Santo. Il rosso scuro portato sotto il mantello simboleggia l’amore. La mano destra di Maria indica Giovanni e la sua mano sinistra poggia sulla guancia, quasi ad indicare il suo amore per lui. Giovanni, quasi colpito dal sangue che fuoriesce dal costato di Gesù, indossa un mantello di colore rosa, simbolo di saggezza eterna, mentre la sua tunica è bianca, simbolo di purezza. La sua posizione è tra Gesù e Maria, egli è il discepolo amato da entrambi. Maria Maddalena è vicina a Cristo; ha la mano appoggiata sul mento, e sta a indicare un segreto confidato; indossa un vestito di colore scarlatto, colore dell’amore. Maria di Cleopa, madre di Giacomo, indossa vestiti di un colore di terra, simbolo di umiltà. La sua ammirazione per Gesù è indicata dal gesto della mano destra.

Il centurione ha, nella mano sinistra, un pezzo di legno, che indica la costruzione della sinagoga. Il bambino oltre la sua spalla è il figlio del centurione, miracolato da Gesù. Il pollice e le due dita del centurione indicano la Trinità, mentre le sue dita chiuse raffigurano il mistero nascosto delle due nature di Gesù: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio“. Longino è la minuta figura accanto a Maria: è il soldato romano che con una lancia ha trafitto il costato di Gesù. La piccola figura accanto al centurione è Stefano, il soldato che ha offerto a Gesù l’aceto.

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In fondo all’icona ci sono altre figure di santi, non individuati: potremmo essere noi che, entrando per la “Porta” che è Cristo, sostiamo ai suoi piedi ad ascoltarlo e, come Maria, scegliamo la parte migliore. Proprio lì, ai suoi piedi, dove sgorga il suo Sangue prezioso, possiamo abbeverarci, come Francesco, all’Amore di Dio.

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Il trittico della Vergine

Pubblicato il 14 agosto 2009 da redazione nella sezione Liturgia

normandie-xvi-sec1Fin dalle sue origini la Chiesa maturò la convinzione che il corpo della Vergine, preservato dal peccato originale, non potesse essere rimasto prigioniero della morte e della corruzione. La festa dell’Assunzione, diffusa in tutto l’impero bizantino dall’imperatore Maurizio intorno all’anno 600 e celebrata in gennaio, venne estesa rapidamente da Roma a tutto l’Occidente dopo una quarantina d’anni grazie a Papa Teodoro I. Il “dogma”, mancando un riferimento biblico a riguardo, fu definito dopo una lunga consultazione solo nel 1950 da Pio XII con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus.

Gli apostoli poi trasportarono Maria nella tomba, e dopo che vi posero il corpo rimasero là tutti insieme fino alla traslazione del suo santissimo corpo. Come aveva loro ordinato Maria, gli apostoli se ne stavano seduti all’ingresso della tomba. E nel quarto giorno dopo la sua dormizione, in una nube discese nuovamente dal cielo il Signore Gesù Cristo con Michele, preceduto da una moltitudine di angeli, e comandò a Michele di fare salire sulla nube il corpo di Maria. Dopo che il corpo fu assunto, il Signore disse agli apostoli di salire nuovamente sulla nube. E saliti che furono, cantando con voce angelica, il Signore ordinò di puntare verso Oriente, alle regioni del paradiso. Quando entrarono in paradiso, depose il corpo di Maria sotto un albero, che è il legno della vita, e trasportarono nel corpo anche l’anima. Allora il Signore se ne salì in cielo con i suoi angeli, mentre, sulle nubi, i suoi apostoli furono restituiti ai loro posti, come mi hanno raccontato i santi apostoli. Questa è la dormizione di Maria…
San Giovanni Teologo, Dormizione di Maria [Epilogo dal Cod. Parisiense 1190, ff. 237-238]

Se l’arte bizantina predilesse il tema della “dormizione” della Vergine a partire dal VI sec. nella ricca e venerata tipologia delle icone e trascurò quello della sua incoronazione, “l’iconografia d’Occidente, guidata dalla poesia religiosa e dalla predicazione, amplificò sempre più tale tema, meraviglioso pretesto per sognare il paradiso e riunì spesso, in una stessa evocazione, assunzione e incoronazione di Maria” (J. Delumeau, Quel che resta del Paradiso, 191).

Presente a partire dall’VIII secolo nelle miniature e successivamente nella scultura gotica dei portali e dei timpani delle cattedrali a Lei dedicate, l’Assunzione tocca il vertice della sua diffusione iconografica in Occidente proprio nell’epoca della cosiddetta “riforma cattolica”, ossia specialmente a partire dagli inizi del Cinquecento, il secolo che vide la profonda rottura teologica (e ancora più sotterraneamente politica) tra il protestantesimo (o i protestantesimi) ed il mondo cattolico. Uno degli elementi di maggior contrasto (accanto ad esempio alle grandi questioni sui sacramenti, sull’autorità del pontefice, sulla concezione di Chiesa) fu indubbiamente il culto dei santi da molti contestato a motivo delle possibili ed in alcuni casi reali contaminazioni “paganeggianti”. E’ evidente che tale reazione colpì innanzitutto la Vergine Maria, sicuramente la creatura umana da sempre più amata e venerata dal popolo cristiano. Il Concilio di Trento dovette ribadire con forza, non solo liturgicamente ma anche nelle potenzialità iconografiche e quindi catechistiche, il valore della figura, del culto di Maria, alcuni aspetti fondamentali della sua vita (Annunciazione, Natività…) ma anche quelli riguardanti la sua morte che avevano importanti ripercussioni dottrinali sulla morte e sul destino di ogni autentico credente.

Lo scarto tra questi aspetti è dato innanzitutto dalle fonti che nel primo caso provengono dai testi canonici dei Vangeli (Luca in particolare); nel nostro secondo caso è il mondo apocrifo che viene consultato e valorizzato, in particolare nell’opera del IV secolo attribuita a Melitone di Sardi – il Transitus Mariae – ripreso ed arricchito nei secoli fino ad approdare alla fortunatissima Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze.

Da questo testo ricaviamo sostanzialmente un trittico che non solo temporalmente ma soprattutto teologicamente unisce la morte/dormitio della Vergine, la sua Assunzione e la sua Gloria/incoronazione.

Questo “trittico” ci permette anche visivamente di ritrovare alcuni elementi iconografici di continuità nei tre momenti raffigurati anche separatamente.

Icona della Dormizione della Vergine

Un giorno il cuore di Maria si accese di sì violento desiderio dì rivedere il Figlio da non trattenere le lacrime. Ed ecco che le apparve l’angelo e la salutò dicendo: “Ave, o benedetta. Ecco io ti porto un ramo di palma del paradiso, perché tu lo faccia collocare dinanzi alla tua bara, quando, fra tre giorni, lascerai il corpo”, che sarebbe stato assunto in cielo tre giorni dopo la sepoltura. [...] Quando tutti gli apostoli furono riuniti intorno a Maria, verso l’ora terza venne Gesù con le angeliche schiere e disse: “Vieni, diletta, io ti pongo sul mio trono perché ho desiderato la tua presenza” E Maria rispose: ” Ecco io vengo perché di me è stato scritto che debba fare la tua volontà, o signore e il mio spirito esulta in te”. Così l’anima di Maria uscì dal corpo e fu accolta dalle braccia di Cristo.
Jacopo da Varazze, Leggenda Aurea

I. E’ a Gerusalemme, sul monte Sion, che l’Arcangelo Michele annuncia (è una seconda “annunciazione”) a Maria la morte imminente portandole una palma dal Paradiso; da qui il desiderio della Vergine di rivedere per l’ultima volta radunati gli apostoli. Raccolti attorno al suo letto, essi assistono alla serena morte/dormizio e alla discesa di Cristo che accoglie tra le braccia l’anima della Madre distesa su di un letto.

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II. Scaturisce da tale premessa – anche se non è possibile separare temporalmente i due momenti – la “configurazione” dell’Assunzione di Maria al cielo che può riprendere alcuni riferimenti dall’Ascensione (tema della mandorla sorretta dagli angeli…): dal sepolcro nella Valle di Giosafat – secondo alcuni testi tre giorni dopo la morte – sono gli stessi apostoli che assistono davanti ad un corteo angelico alla riunificazione del corpo e dell’anima di Maria, ad una sua letterale “esaltazione”. Parlare di “assunzione” (e non ad esempio di “Ascensione” come nel caso di Cristo) sottolinea che tale privilegio/primizia è solo opera della grazia di Dio: Dio è l’autore di questo movimento ascensionale. E’ solo Lui che può per Maria aprire i cieli e squarciare le grigie nubi.

Bernardo Daddi, xiv sec.

Bergognone, XV sec.

Iconograficamente sono due gli elementi, più o meno riusciti a seconda delle opere, che aiutano questa “assunzione” al cielo:

-          l’importanza delle nubi, del loro volume e la loro distribuzione servono agli artisti per creare a seconda del loro stile e delle loro scelte il movimento ascensionale

-          la figura degli angeli, a volte riconoscibili tra le nubi solo dal viso e dalle ali, che in alcuni casi aiutano fisicamente a sollevare il corpo della Vergine.

Lorenzo Lotto, Celana - XVI sec.

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Nicolas Poussin, xvii-sec

La presenza degli apostoli conferma quella continuità sopra accennata, segnata non più dal dolore quanto, a seconda dei casi, dallo stupore e dalla meraviglia nei singoli volti. Non è possibile fare un discorso generalizzato perché si può vedere come pittori diversi intendano e riescano ad esprimere dentro la stessa tipologia idee e sentimenti completamente diversi.

Una variante interessante che merita di essere citata è quella che ripropone anche per l’Assunzione il “ritardo” di Tommaso, l’apostolo incredulo, il quale se non assiste ancora una volta all’evento riesce comunque a ricevere da Maria la propria cintura, “il sacro cingolo” ancor oggi venerato nella città di Prato.

Deposto il corpo della Vergine in un sepolcro della valle di Giosafat, dopo tre giorni apparve di nuovo il Signore e subito l’anima di Maria si riunì al corpo e salì al cielo tra le schiere degli angeli. Ma l’apostolo Tommaso era assente e rifiutò di credere al fatto; ed ecco che gli cadde in mano la cintura che cingeva il corpo della Vergine, intatta e ancora annodata, poiché in tal modo egli comprendesse che il corpo della Vergine era stato portato tutto intero al cielo.
Jacopo da Varazze, Leggenda Aurea

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III. Secondo l’interpretazione di San Gerolamo è quasi impercettibile il tempo tra l’Assunzione e la glorificazione di Maria che in cielo viene fatta sedere su un trono o viene incoronata dalla Trinità o solo da una delle sue Persone. La continuità iconografica qui è ovviamente data nella maggior parte dei casi, dallo sfondo del cielo, dalle nubi e ancora una volta dagli angeli.  E’ importante a questo punto sottolineare un altro elemento di continuità che lega la seconda alla terza parte del nostro “trittico”: il movimento. Se per l’Assunzione il movimento era principalmente ascensionale, nella glorificazione di Maria può assumere simbologie e realizzazioni diverse, es. più circolari, che esprimono maggiormente il tema della festa, quasi di una “danza”, sicuramente di una profonda “comunione” che ha come origine la Comunione per eccellenza, ossia la Trinità e che in opere eccezionali – ad esempio la cupola del Correggio a Parma – diventerà un vero e proprio vortice pittorico. Importanti indicatori di questo movimento, a seconda delle scelte e abilità degli artisti, sono sicuramente le pieghe delle vesti (di Maria come dei discepoli) e tutta la gestualità dell’insieme.

don Pietro Biaggi

Correggio, Assunzione e glorificazione di Maria - Parma, XVI sec.