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Il dono della fede – Siusi / 3

Pubblicato il 22 luglio 2009 da redazione nella sezione Formazione

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IL VERO MIRACOLO E’ IL DONO DELLA FEDE

Grazie a Herve e Betim Matteo,  nuovi discepoli…

Due giovani che abitano a Calusco. Uno di origine albanese, l’altro proveniente dal Burkina Faso. Due adulti normalissimi, ma che fanno un incontro che pian piano gli cambia il modo di vivere e li porta ad un grande passo. Herve 19 anni e Betim 27 anni vivono un’esperienza del tutto particolare: nessuna caduta di cavallo, nessuna apparizione magica, semplicemente la testimonianza di persone vicine: fidanzata, parenti, amici, comunità ecc…Questi incontri, queste testimonianze, queste esperienze li portano a fare esperienza di Lui, a intravedere Lui in quei volti, a cercare Lui negli avvenimenti di ogni giorno. Fanno esperienza di una Presenza: la presenza del Signore Gesù.

Erano in due anche quei discepoli che disperati scappavano da Gerusalemme perché dopo la morte di Gesù tutto sembrava finito, tutto sembrava morto eppure una Presenza viva era lì accanto a loro. Anche Betim Matteo ed Herve si sono messi in cammino verso Emmaus prima e poi verso Gerusalemme. Un’ Emmaus alla ricerca di Lui, con tante domande nel cuore e tante curiosità. Lui si è affiancato a loro in particolar modo in questo anno pastorale: “e cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”.

Tanti appuntamenti hanno accompagnato questo cammino a partire da quello settimanale con i loro catechisti, gli incontri mensili diocesani; le celebrazioni in comunità e il rito dell’iscrizione del nome in duomo. Per arrivare poi a Gerusalemme: la notte di Pasqua dove il Vescovo Francesco ha amministrato a loro i sacramenti del Battesimo, Cresime e Eucarestia e poi nella domenica in Albis hanno riposto la veste bianca davanti alla comunità.

Ma è possibile ancora tutto ciò al giorno d’oggi? E’ davvero avvenuto tutto ciò? E’ solo un bel sogno? Magari sono questi i primi pensieri che ci balzano in mente nel sentire una storia cosi straordinaria. E’ sì. E’ proprio tutto vero. Forse siamo noi che andiamo a cercare e a chiedere chissà quale miracolo e quale segno straordinario dal cielo. Ma il vero miracolo è proprio il dono della fede. E’ il vero sigillo straordinario che ciascun credente ha impresso sul cuore.  Mettersi a fianco di qualcuno che pian piano si avvicina alla fede è un occasione straordinaria per ri-battezzarsi anche noi che siamo già credenti da tempo. Per stare in prossimità, per “farsi prossimi” a Lui. Il vero avvenimento è questo miracolo di fede. Grazie Herve e Betim Matteo perché siete i nostri due discepoli di Emmaus. Anche a voi “ardeva il cuore nel petto mentre conversava” con voi Gesù. E continua a conversare tuttora. Buon ritorno a Gerusalemme, buon cammino nella comunità. Insieme ora tornando da Emmaus possiamo annunciare ogni giorno con gioia: “Davvero il Signore è risorto”!

Stefano Comi


Ai cercatori di Dio

Pubblicato il 1 luglio 2009 da redazione nella sezione Formazione

cercatori-di-dio2La Conferenza Episcopale Italiana ha recentemente pubblicato un nuovo strumento per il “primo annuncio” della fede, una “Lettera ai cercatori di Dio” che è stata al centro del Convegno dei Direttori degli Uffici catechistici d’Italia tenutosi a Reggio Calabria dal 15 al 18 giugno. Non un nuovo catechismo per gli adulti, ma una “lettera” rivolta all’uomo di oggi, alle due domande, ai suoi interrogativi perchè l’annuncio della Parola di Salvezza possa risvegliare o far nascere nuovi, autentici, cammini di fede.
Riportiamo la recensione preparata da don Massimo Epis, seguita dall’audio dell’intervista che a Reggio Calabria ci ha gentilmente concesso Mons. Bruno Forte, Presidente della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.


Muovendosi controcorrente rispetto alla sfiducia che mette in dubbio abbia ancora senso porsi una domanda sul senso, la Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi ha di recente pubblicato una Lettera ai cercatori di Dio, con l’obiettivo di aprire dialoghi destinati al primo annuncio della fede in Gesù Cristo[1], e di indicare le tappe fondamentali della vita cristiana. Considerata la sobrietà e lo stile accattivante della scrittura di quest’opera lo spazio di una recensione non deve andare molto al di là di un invito alla lettura.

Dalla conclusione della prima sezione ricaviamo una citazione che bene illustra le intenzioni degli estensori: «Da queste considerazioni nasce il no alla negligenza della fede, il no a una fede indolente, statica e abitudinaria, come il no a ogni rifiuto ideologico di Dio, a ogni intolleranza comoda, che si difende evadendo le domande più vere [...]. E nasce [...] il sì a una fede interrogante, a una ricerca onesta, capace di rischiare e di consegnarsi all’altro, quando ci si senta pronti a vivere l’esodo senza ritorno verso l’abisso del mistero di Dio, su cui la sua Parola è porta» (§ I, 5).

Chi è candidato a diventare cercatore di Dio? Di solito si pensa a chi ancora non lo conosce e nemmeno sa se e come sia possibile parlarne. Eppure “cercatore di Dio” dovrebbe essere ogni persona che ha già fatto la scelta di credere in Gesù; infatti, quando l’amore è autentico ha l’esigenza di crescere nella conoscenza dell’Amato. L’interrogativo di partenza non riguarda tanto l’esistenza di Dio (le prove per una affermazione astratta), quanto le condizioni per riconoscere se Lui ci sia per me. velasco-vitali-acquarello-su-carta3

Se vogliamo riscattare la questione di Dio dalla superficialità e tutelarla dalle strumentalizzazioni, dobbiamo anzitutto prendere sul serio gli interrogativi che abitano la nostra esistenza. Le strade degli uomini si incrociano nella ricerca della felicità e nell’esperienza della sofferenza. Quando la fragilità non viene mascherata o anestetizzata reca in dote una sapienza: che non siamo eterni né onnipotenti, e che i beni più importanti sono la vita e l’amore. Ma l’amore tanto desiderato e sognato è un’utopia? «[...] Tutti noi siamo in attesa di qualcuno che ci accolga e dia ragione alla nostra speranza» (cfr. § II, premessa). La preoccupazione per un lavoro dignitoso e giusto, la responsabilità per la pace, il rispetto del creato sollecitano una speranza che resista alle tentazioni della rassegnazione e del cinismo. Vivere con consapevolezza e responsabilità, infatti, richiede già un grande atto di fede (cfr. § I, 5).

Con linguaggio semplice e diretto, la seconda parte della Lettera (dedicata alla testimonianza umile di quanto credono i cristiani) offre un ritratto di Gesù che raccoglie le acquisizioni migliori dell’indagine storica. La presentazione del mistero trinitario di Dio come relazione d’amore che costituisce la trama della vita e della morte di Gesù apre lo sguardo all’azione dello Spirito, che raduna in ogni tempo la Chiesa e plasma l’esistenza dei credenti in modo conforme all’obbedienza di Gesù.

La terza parte della Lettera vuol aiutare il cercatore di Dio a «pensare, progettare e vivere esperienze concrete per giungere all’incontro con il Dio vivente, così come Gesù lo ha reso a noi possibile» (§ III, premessa). L’itinerario si snoda dalla preghiera personale (come vera e propria scuola dell’amore) all’ascolto della Parola di Dio (la lettera di Dio che parla al nostro cuore), dai sacramenti (che edificano il corpo di Cristo) al servizio che rende visibile l’amore ricevuto, affinché diventiamo collaboratori della gioia di tutti. L’incontro con il Crocifisso risorto illumina la nostra morte come un cammino pasquale, che darà compimento al nostro “essere con Cristo”.

don Massimo Epis
Docente di Teologia fondamentale, Seminario di Bergamo

 

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[1] Sulla necessità di ripresentare il kérygma, il messaggio centrale del cristianesimo, in un contesto di pluralismo religioso e di frammentazione del senso, cfr. ad esempio i documenti CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (2001), n. 57, e Il volto missionario delle Parrocchie in un mondo che cambia (2003), n. 6. Si vedano anche le tre Note del Consiglio Permanente dedicate all’iniziazione cristiana (1997; 1999; 2003), e il testo della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi, Questa è la nostra fede. Nota pastorale sul primo annuncio del Vangelo (2005), circa le finalità, il contenuto, i linguaggi, il soggetto ed il metodo del primo annuncio.


Il viaggio della vita

Pubblicato il 1 giugno 2009 da redazione nella sezione Liturgia, Ufficio

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Omelia ai Cresimandi di Mons. Beschi
Cattedrale di Bergamo, Pentecoste 2009

[Siete stati chiamati per nome ed avete risposto “eccomi!”] E’molto importante questo primo gesto, importante perché non è semplicemente un appello – sappiamo che ci siete – ma il vostro “eccomi” è proprio una risposta ad una chiamata e questa chiamata è quella di Gesù, quel Gesù che avete conosciuto in questi anni della vostra infanzia fino ad ora che siete diventati giovani, e questo Gesù vi chiama ad essere suoi amici. Quindi la vostra risposta è non semplicemente “io ci sono” ma “io ci sto a questa amicizia, ho conosciuto Gesù e sono contento di essere suo amico”.

Cari ragazzi e ragazze, voi ricevete il dono dello Spirito il giorno in cui la Chiesa in tutto il mondo celebra la Festa dello Spirito: lo Spirito di Dio promesso da Gesù scende sugli Apostoli nel giorno di Pentecoste e comincia la grande avventura cristiana, l’avventura cioè di amici e amiche che credono in Gesù e che lo portano con le loro voci, con i loro volti, con le loro vite in ogni angolo del mondo. Questa avventura, in questo momento, coinvolge anche voi.

Don Giuseppe, all’inizio, ha parlato del viaggio della vita e qualche istante fa, nel Vangelo, abbiamo sentito questa parola: Gesù promette lo Spirito Santo e dice “Egli ci guiderà alla verità tutta intera” (Gv 16,13). Sapete quale verità? La verità della vita. Noi possiamo conoscere tante verità ma la verità più importante di tutte – quella che è importante per voi oggi, ma che non è meno importante per me, per i vostri genitori, per le persone che sono qui con voi in questo momento… – è la verità della vita.

“Lo Spirito Santo vi guiderà alla verità tutta intera”, vale a dire alla possibilità di comprendere non solo con la testa, non solo con il cuore, ma con tutto voi stessi che cos’è questa “benedetta vita”, che è la cosa più preziosa, perché sono io, sono i miei giorni, sono quello che mi succede e quello che decido io.

Mentre ascoltavo don Giuseppe e immaginavo questo viaggio della vita, pensavo che viaggiando si vedono città diverse, viaggiando si vede cambiare lo scenario davanti ai nostri occhi; nel viaggio della vita vedrete cambiare tante città, tanti scenari, ma – carissimi ragazzi e ragazze – il viaggio della vita, tra le cose meravigliose che porta con sé, è che cambiamo noi. Non cambia semplicemente il mondo attorno a noi ma la cosa più sorprendente è che cambiamo noi.

In questo momento, voi lo sapete molto bene, i vostri cari sono un po’ trepidanti non perché ricevete la Cresima – anzi sono molto contenti di questo – ma perché state cambiando. Voi state vivendo un periodo della vita in cui il cambiamento è assolutamente vistoso, visibile e veloce; ci sono delle cose che cambiano e non dipendono da noi: si cresce – si cresce velocemente e meno velocemente – il nostro volto anche quello cambia un po’; ci sono delle cose che non dipendono da noi, ma ci sono delle cose che dipendono da noi.

Allora voi potete cambiare perché imparate tante cose, potete cambiare perché la fortuna vi è compagna, la sfortuna vi ha colpito; potete cambiare perché nella vostra famiglia avviene qualcosa di bello che provoca un cambiamento o qualcosa di brutto – io non vi auguro – che però provoca altri cambiamenti. Ma, ragazzi e ragazze, la cosa più importante è come cambiamo dentro, alla fine “come vogliamo essere”. Lo dico a voi che state crescendo ma lo ricordo anche a tutti noi, fratelli e sorelle: certo, la vita è fatta di eventi che provocano dei cambiamenti non solo fuori di noi ma anche in noi. Alla fine, però, noi siamo quello che decidiamo di essere.

Cari ragazzi e ragazze, lo possiamo decidere da soli: “io voglio essere una persona importante… io voglio essere una persona che tutti ammirano… io voglio essere un bravo ragazzo… io voglio essere una persona simpatica… io voglio essere capace di raggiungere dei traguardi che altri non hanno mai raggiunto, io…”. Ognuno di noi può decidere questo, facendo i conti con la vita che a sua volta mette in gioco anche degli imprevisti, ma facendo i conti soprattutto – cari ragazzi e ragazze – con Qualcun Altro; non solo con la fortuna o la sfortuna, ma con Qualcun Altro.

E’ importante che noi decidiamo chi vogliamo essere, ma io vi dico che è bello poterlo decidere non da soli. Noi non diventeremo mai grandi da soli: noi diventiamo grandi se siamo capaci di amare, diventiamo grandi perché Qualcuno ci ha amato. Voi diventate grandi, diventate uomini e donne… ma diventate grandi dentro nella misura in cui sentite che c’è qualcuno che vi vuol bene e, cari fratelli e sorelle, è stato così per noi ed è così per i nostri figli e continua ad esserlo anche se siamo diventati persone adulte.

Ma ad un certo punto uno scopre che non gli basta essere amato ma che lui diventa capace di amare: questo è diventare grandi; allora io divento quello che voglio nel viaggio della vita che mi cambia ma non solo per fortuna o sfortuna e nemmeno solo perché lo voglio io… la cosa meravigliosa è che tutto questo avviene dentro dei rapporti, delle relazioni, delle amicizie: l’amore.

Io credo che voi l’abbiate già sperimentato: potete avere tutti i regali del mondo, potete avere la casa bella, potete avere tutto, la scuola che va bene, potete avere i giochi che preferite… ma se manca un amico o un’amica veri, se nella vostra casa c’è un’atmosfera non bella, allora uno può avere tutto ma è come se non riuscisse a respirare, a crescere, a diventare grande.

Dio che ci ha fatto, tutto questo lo sa; ma non lo sa soltanto, lo fa: Lui, per primo, ci ha amato e perché non ne dubitassimo ci ha dato suo Figlio; e perché le parole di Gesù non ci risultassero delle belle favole, Lui è morto per noi. Cosa vogliamo di più per credere che l’amore di Dio è vero e ci fa diventare grandi?

Tutto questo, cari ragazzi e ragazze, non è perché lo dico io e nemmeno semplicemente perché lo ascoltiamo in un libro, ma ci è comunicato attraverso lo Spirito di Dio: Dio non ci dice soltanto una parola, non ci dà soltanto un insegnamento, non ci affida soltanto un ricordo (Gesù, una gran brava persona… vogliamo un po’ essere con Lui….), ma ci comunica il suo Spirito, la sua vita, il suo cuore, la sua persona.

E noi viviamo così. Io vi dico – e lo ricordo anche a voi, cari fratelli e sorelle – che ogni volta che noi, nella nostra coscienza, a partire dalla fede, riconosciamo ed accogliamo il dono dello Spirito di Dio, le parole di Vangelo – quelle che ci fanno grandi, quelle che ci fanno uomini e donne e che vorremmo facessero uomini e donne veri i nostri figli – diventano vere ed in qualche misura anche possibili dentro una storia che è anche quella dei nostri limiti e delle nostre contraddizioni, ma che è animata da un principio inesauribile che è proprio lo Spirito di Dio.

Cari ragazzi e ragazze, vi siete preparati; ora ricevete con tanta semplicità e tanta gioia questo Spirito di Dio che è come una sorgente inesauribile di vita: qualsiasi cosa vi succeda nella vita, sappiate che quello Spirito non vi abbandonerà mai.

“Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono”: è il sigillo per sempre, Dio con voi.


† Francesco Beschi
Vescovo di Bergamo