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La Saggezza delle Fiabe

Pubblicato il 11 luglio 2010 da redazione nella sezione Pagine

Uno degli strumenti utilizzati per il Corso metodologico di Siusi è stato il libro di Massimo Diana  “ La saggezza delle fiabe ” pubblicato di recente per le Edizioni Paoline.

Perché un libro sulle fiabe da proporre come valido strumento nella catechesi?

Perché le fiabe ci mettono in contatto con l’altra parte di noi, quella che tendiamo a non ascoltare e che dalle profondità del nostro essere ci invita a non disperare quando siamo in difficoltà, a non disprezzare troppo in fretta il nostro destino: può darsi che, come è capitato al figlio del mugnaio  ne Il gatto con gli stivali, da quel poco che ci viene dato otterremo non solo il necessario per sopravvivere, ma addirittura lo straordinario per una vita assolutamente impensabile.

La fiaba può divenire via per smascherare le nostre inquietudini  e i desideri più profondi, può rivelarci atteggiamenti e disposizioni verso la vita e i suoi accadimenti che abitano il nostro inconscio, può insomma rivelarsi una buona via da seguire con i  ragazzi, e non solo, per farli accedere a quelle realtà che altrimenti fanno fatica a comprendere a partire da una maggiore comprensione di se stessi.

Per meglio presentare il volume in questione proponiamo in più aggiornamenti alcuni stralci del commento che Diana fa su una fiaba dei fratelli Grimm non troppo visitata:

Musicanti 1 - Zwerger

 I Musicanti di Brema 

Questa nota fiaba dei fratelli Grimm contiene – come peraltro questo tipo di racconti in generale – elementi molto preziosi per la vita di ciascuno di noi. A tutti noi sarà infatti capitato di provare, in alcuni particolari momenti della vita, quella sorta di stanchezza che rende vecchi, quel senso di inutilità che rende disperati, come se ci trovassimo in una situazione senza più vie di uscita.

In tali situazioni della vita, così buie e disperate, qualsiasi progetto o idea ci possa venire in mente per cercare di uscirne fuori ci apparirà immediatamente come una utopia, una speranza impossibile, una assurdità. E accade un pò come per lo «strampalato progetto» della strana brigata di animali, ormai vecchi e inutilizzabili, di andare a Brema a suonare nella banda municipale.

Ma che idea balzana! Che mai se ne potrà fare la banda municipale di Brema di un vecchio asino, di un cane acciaccato, di un gatto malandato e di un gallo dalla voce stridula?! In effetti, è così che possono apparirci i nostri progetti quando siamo di umore nero e stiamo per cedere alla disperazione.

Tuttavia, la fiaba invita a non rinunciare ai nostri sogni, soprattutto in quei momenti grigi e bui, in cui possono sembrarci del tutto utopici e assurdi; e questo anche se noi che li facciamo possiamo vederci e sentirci esattamente come un «asino» vecchio e malandato e ripeterci: che mai potrà venire di buono da un asino?!

Può essere dunque capitato a tutti di essersi sentiti o di sentirsi ancora posti di fronte alla difficile e radicale scelta di decidere se continuare a lamentarsi, fino a cedere al nero cinismo della disperazione, oppure ricominciare a sperare, « a voce bassa e vergognosamente », come scriveva Péguy: In questi momenti, così neri e difficili, continuare a credere in un sogno, per quanto utopico e strampalato possa sembrarci e per quanto inadeguati possiamo noi stessi sembrare ai nostri occhi, è tremendamente difficile; mentre abbandonarsi alla disperazione è molto più facile, ma questa, sempre per usare le parole di Péguy, è «la grande tentazione».

La fiaba mostra come ciò che è essenziale sia l’intento, cioè quella fiducia che mette in cammino e impedisce di adagiarsi nello status quo. La meta finale poi, questo dice la fiaba, potrà anche essere tutta un’altra cosa rispetto all’idea iniziale, ai progetti di partenza, ma proprio questo è meraviglioso: in fondo, a ben guardare, ai quattro musicanti sognatori è stata risparmiata la delusione di vedersi rifiutati dalla banda municipale di Brema.

Essi hanno trovato, inaspettatamente e ben al di là dei loro progetti, una soluzione ai loro problemi ancora migliore rispetto al sogno iniziale: nella casa nel bosco, infatti, essi « ci stavano così bene che non vollero più uscirne ». E, notiamo, non solo trovano per se stessi un luogo dove vivere felici e in pace gli ultimi anni della loro vita, ma contribuiscono anche a liberare il bosco intero dalla minaccia dei briganti. Chi trova la propria strada e il proprio posto nel mondo, dice la fiaba, contribuisce, quasi automaticamente e al di là delle sue stesse intenzioni, a migliorare le condizioni di vita anche di chi gli sta intorno. Si diviene, senza neppure volerlo, strumento di pacificazione e di liberazione tutt’ intorno. Il mistico orientale Serafino di Sarov scriveva: « Cerca la pace e perseguila, e mille attorno a te troveranno salvezza ».

Questa fiaba illustra la profonda verità contenuta in queste parole: abbi il coraggio di non abbandonare i tuoi sogni di pace e di felicità, nonostante tutto, nonostante le tue condizioni disperate e senza apparenti vie di uscita! Sarà la vita stessa a venirti incontro, sorprendendoti con impensabili soluzioni, e rendendoti strumento di un’ armonia e di una gioia che supererà di gran lunga le tue stesse aspettative e andrà ben oltre la tua stessa persona! Affidati al tuo sogno, anche se assurdo! Non lasciarti andare alla disperazione, anche se sembra la cosa più ovvia! Non abbandonare l’intento! Qualcosa che non immagini, e non puoi immaginare all’inizio, comunque accadrà. E ti sorprenderà.

musicanti 2 - Zwerger