Cento anni fa, esattamente l’8 agosto 1910, S. Pio X emanava il Decreto “Quam Singulari”, direttiva fondamentale nella Storia della catechesi mirante ad anticipare alla cosiddetta “età della discrezione” (“cioè verso il settimo anno, sia al di sopra di esso, sia anche al di sotto”) l’ammissione dei bambini alla Prima Comunione che prima di allora si collocava intorno ai 12-14 anni: “Come per la Confessione l’età della discrezione s’intende quella in cui si arriva a distinguere il bene dal male, così per la Comunione convien dire sia quella in cui si sappia distinguere il Pane eucaristico dal pane comune; ed è appunto questa l’età in cui il fanciullo ha raggiunto l’uso della ragione.”
Una seconda sottolineatura del Decreto è legata all’atteggiamento di “devozione” che deve contraddistinguere il fanciullo che si accosta all’altare. Particolarmente interessante è l’indicazione sulla preparazione che devono avere i ragazzi:
Istruzione non necessaria
II. – Per la prima Confessione e per la prima Comunione non è necessaria una piena e perfetta cognizione della dottrina cristiana. Però il fanciullo dovrà in seguito venire imparando il catechismo intero, in modo proporzionato alle forze della sua intelligenza.Istruzione necessaria e sufficiente
III. – La conoscenza della Religione che si richiede nel fanciullo, perché possa prepararsi convenientemente alla prima Comunione, consiste in questo, che egli comprenda, per quanto lo consentano le forze della sua intelligenza, i misteri della Fede necessari di necessità di mezzo, e sappia distinguere il Pane eucaristico dal pane comune e materiale, per potersi accostare alla SS.ma Eucaristia con quella divozione di cui è capace la sua età.
A conclusione del Decreto si ribadisce l’invito alla Comunione frequente dei fanciulli (“si accostino spesso alla sacra Mensa, e, se è possibile, anche ogni giorno, conforme al desiderio di Gesù Cristo e della Madre Chiesa, e vi rechino quella divozione di cui è capace la loro età.”) e al dovere di una fedele partecipazione alla catechesi.
Il Centenario della “Quam Singulari” si colloca nel vivo dibattito della pastorale odierna in cui se il contesto sociale, familiare e culturale è profondamente mutato, rimangono intatte ed urgenti le esigenze che spinsero S. Pio X ad intervenire nella prassi sacramentale del primo Novecento. Le norme e lo spirito del Decreto sono di fatto state riprese da tutti i successori di Papa Sarto e dal nuovo Codice di Diritto Canonico (can. 914).
Intendiamo continuare questa riflessione a tutto campo sia all’interno del nostro Blog sia nella formazione ai Vicariati nel prossimo Anno Pastorale, auspicando nei catechisti e nei sacerdoti un dibattito ampio e fruttuoso.
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Rifletto spesso sui Sacramenti dell’iniziazione cristiana che, finalmente, sono centrali nell’approfondimento della Pastorale Parrocchiale. Desidererei proprio che si venisse fuori da quella specie di scadenziario di routine per cui a tot anni si fa la Prima Comunione o la Prima Confessione o la Cresima quasi a dire tolto il dente tolto il dolore. Si dovrebbe partire da una profonda conoscenza e analisi della realtà in cui i bambini/ragazzi di questo momento storico si trovano a vivere, senza visioni apocalittiche, o da tragedia greca ma con grande serenità nella certezza che Dio è comunque all’opera qui ed ora. Non sposterei l’età del Battesimo, qualunque sia la motivazione che muove i genitori a chiederlo. La comunità dei credenti è sempre felice di farsi mezzo di questo immenso dono che il Signore vuole fare alle creature che si affacciano alla vita. E’ vero che non ne sono consapevoli, ma chiediamoci quanti regali si fanno ai bambini appena nati di cui loro, al momento, non ne comprendono né il valore materiale né l’utilità (v. oggetti d’oro, conti correnti….) allora perchè ipotizzare di spostare il Battesimo ad una età più consapevole? Compito della comunità di fede sarà quello di continuare ad accompagnare genitori e bambini. Per quanto riguarda la Prima Comunione e la Cresima non credo si possa individuare un’età adatta, il cammino di fede non è il percorso scolastico con le sue tappe obbligate. Diversi sono i percorsi educativi dei bambini di oggi, diverse le esperienze familiari. Sarebbe importante che un bambino crescesse nella sensibilità, nella capacità di stupirsi per renderlo terreno fertile in cui facilmente il messaggio d’amore di Gesù troverebbe spazio. Riguardo alla consapevolezza di questo Immenso Sacramento non se noi adulti possiamo dire di averlo almeno intuito. Se così fosse non avrebbero spazio e senso quelle beghe, contrapposizioni, competizioni, chiusure di cui purtroppo facciamo esperienza proprio all’interno dei gruppi parrocchiali e che hanno il doloroso effetto di renderci meno credibili e poco testimoni agli occhi dei cosiddetti lontani. Per il Sacramento della Cresima nella nostra parrocchia ne abbiamo progressivamente innalzato l’età. Posso dire che il risultato non è stato molto diverso da altre esperienze in cui si è tenuto fede alla tradizione: abbiamo sperimentato lo stesso abbandono una volta celebrato il Sacramento. Certo hanno frequentato il catechismo per più anni ma: è stata una scelta voluta o obbligata? E’ importante, questo sì, che questi due grandi avvenimenti fossero liberati da tutti quei fronzoli come ristoranti, grandi regali… che finiscono per offuscarli sostituendo magari con una bella festa che riunisca le famiglie per esempio in oratorio e rimandando la consegna dei doni a qualche giorno più tardi. Forse anche noi adulti dovremmo renderci conto che spesso, senza volerlo, consideriamo finito il nostro compito proprio con il Sacramento della Cresima, come se da quel momento in poi tutto fosse afffidato alla responsabilità del ragazzo. Eppure il nostro impegno non finiisce mai sia nei loro confronti che nel nostro cammino di fede: è la nostra testimonianza che getterà delle basi valide e che permetterà, qualunque sarà il percorso dei ragazzi, il loro ritorno e la ripresa del cammmino. Quindi, non saprei dire quale possa essere l’età più adatta per celebrare i Sacramenti ho fiducia nel Signore e nell’azione dello Spirito Santo e se deciderà di ritornare alle origini con un diverso percorso nella celebrazione dei Sacramenti ben venga ma bisogna essere consapevoli che il cambiamento non sarà certo la bacchetta magica che risolverà tutte le questioni aperte molto c’è da lavorare su di noi e pregare perchè il Signore ci illumini e ci guidi.
Grazie Cinzia. Sono con te e accetto la sfida. Quest’anno ho sia la figlia che il gruppo di catechesi che si accosteranno al Sacramento della Prima Comunione; quindi cercherò di fare tesoro di ogni indicazione utile e di ogni buon consiglio. Ciao
La Comunione dovrebbe essere il culmine dell’Iniziazione Cristiana. O meglio: l’ordine dei sacramenti della IC parrebbe essere: Battesimo, Cresima, Eucaristia. Questo è quanto si faceva in antichità, un percorso catecumenale che oggi forse si sta riscoprendo.
Circa l’ètà in cui ricevere il Sacramento (esprimo un mio pensiero) al giorno d’oggi si dovrebbe aprire una riflessione non sulla capacità di discrezione dei ragazzi, ma sulla preparazione delle famiglie: la frammentazione della società, la multiculturalità, la mobilità, ecc….. il più delle volte portano a far sì che il Sacramento si riduca a mera festa perchè “tutti i compagni di classe lo fanno….”.
Con forza e coraggio i catechisti e le Comunità Parrocchiali devono affrontare questa sfida.
Ciao
Cinzia
Certo. Battesimo, Confermazione e prima Comunione, sono d’accordo. Questi sarebbero i percorsi logici di una comunità credente. Anzi, Battesimo non ai neonati ma nell’età del discernimento, e Comunione (diventerebbe inutile la Confermazione). Ma il problema è, che a parte la difficoltà di cambiare le tradizioni e i timori, obsoleto e famoso limbo in testa, ci vorrebbero comunità e persone più forti e mature nella fede. Ahinoi, non è questa la realtà che viviamo!
L’accompagnamento dei genitori è, a mio avviso, essenziale perchè l’obiettivo non sia la festa al ristorante ma l’incontro con Gesù Eucarestia. Riprendendo con i genitori gli stessi temi dei ragazzi un paio di volte al mese in incontri serali (uno solo dei genitori perchè notoriamente non possono assentarsi entrambi con figli minori), attività che dovrebbe essere svolta dagli stessi catechisti di quest’ultimi. Ciò sarebbe un arricchimento enorme per tutti, famiglie, ragazzi e catechisti, e, inoltre, renderebbe più forte il senso comunitario. Certo è un impegno molto gravoso per i catechisti, me ne rendo conto, ma allo stato non vedo altre possibilità.
Intanto buon lavoro a tutti nella certezza che il Signore saprà guidare con amore e perizia i nostri passi e sostenerci nell’impegno.
Battesimo appena nato, perchè non aspetto a farlo mangiare bere e respirare che sia consapevole dell’importanza del nutrimento e dell’aria.
Nell’Eucarestia agisce Gesù, indipendentemente da tutto il resto. Guardate i bambini, non le teorie. E se la famiglia non crede, non per questo dobbiamo punire o penalizzare il bambino. Anche se tutto si può ridurre a consumismo, i sacramenti sono una grazia oggettiva. Lasciamo che Cristo agisca nello stupore del cuore dei bambini.
Ho lavorato per molti anni con e per i bambini della prima Comunione. Nella parrochhia presso cui ho prestato servizio si riceve la prima Comunione in terza elementare a maggio, quindi ormai intorno ai nove anni. Ritengo che a quell’età i fanciulli abbiano, innanzitutto, una grande sensibilità che andrà scemando negli anni, poi una grande capacità di apprendimento di ciò che trasmettiamo e un grande desiderio interiore di accoglienza dei messaggi positivi. Il Vangelo con la vita di Gesù, i richiami sugli errori umani, l’invito ad amare, li attrae, perciò, in modo molto forte.
E’ questa l’età in cui dare dispiaceri … dispiace, in cui si cerca di essere buoni … e non si riesce. Il bambino, a mio avviso, è nell’età in cui ha bisogno e desiderio di messaggi positivi potenti, e la vita, la morte, la resurrezione di Gesù li trasmettono.
Per quello che è stata la mia esperienza, posso dire che ho sempre trovato attenzione vivissima da parte dei bambini di seconda e terza elementare mentre li preparavo alla prima Comunione, soprattutto nella parte di incontro specifica sulla Parola. Poi i cartelloni, il gioco, i pensierini e i disegni erano un corollario gradito, divertente, ma il riferimento a Gesù era il momento in cui davano il meglio di sè, sia nell’ascolto, sia nella successiva elaborazione. Non abbandonerei questo momento “magico” della vita del bambino in favore di una maggior consapevolezza. A mio avviso, pur non comprendendo fino in fondo (ma noi adulti lo comprendiamo fino in fondo?) il significato dell’Eucarestia, lo comprendono a sufficienza per predisporsi ad una relazione d’ascolto con Gesù. Forse – è un pensiero che ho da parecchio – bisognerebbe unire alla Comunione il Battesimo, perchè ci sia una maggior consapevolezza del passo che si sta compiendo e questa consapevolezza coinvolgerebbe un pò di più anche le famiglie.
Difatti, nei rari casi in cui i bambini non erano ancora stati battezzati e ricevevano il Battesimo nell’anno della Comunione, ho rilevato una maggior sensibilità degli stessi, anche a distanza di anni, rispetto a tutto ciò che concerne l’etica sia religiosa che personale e sociale.
Certo bisognerebbe rivedere tutto il percorso successivo … ma bisogna anche muoversi, e avere il coraggio di scelte difficili.
Infine, fuori tema ma secondo me ci sta, a mio avviso andrebbe decisamente spostata la Cresima fra i quindici e i diciotto anni. E’ un messaggio troppo difficile per ragazzini di prima e seconda media, ed è un messaggio troppo importante per lasciarlo cadere, in tutti i sensi, così presto.