Archivio di febbraio 2010

Giornata per la vita

Pubblicato il 6 febbraio 2010 da redazione nella sezione Biblioteca

Ogni anno la Chiesa ci invita a dedicare una giornata per il ricordo, la riflessione, la preghiera, la celebrazione di un bene tanto prezioso quanto gratuito che riceviamo: la vita!

Dal Vangelo ci viene l’insegnamento e la forza per trasformare la cultura di morte, che così spesso serpeggia a dispetto della preoccupazione quasi ossessiva della qualità della vita, con una cultura per la vita, quella vera, piena, eterna.

Come cristiani crediamo che Cristo Gesù è venuto in mezzo a noi perché abbiamo la vita e la abbiamo in abbondanza (Gv10,10) ed offre a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero la risposta agli interrogativi più radicali sul senso e sul valore della vita. La bellezza della vita umana risplende nell’esperienza dell’amore. Amare l’uomo, soprattutto il più piccolo e il più povero, significa incontrare il Signore, amare Lui e scoprire che la vita con Lui acquista tutto il suo valore.  Negare il diritto di nascere o dare la morte per sfuggire alla sofferenza o a gravi responsabilità, come pure il disimpegno di fronte a tutte le fatiche del vivere dei fratelli più bisognosi, gli ammalati, i disabili, gli emarginati, è un non-amore; è peccato e profonda ingiustizia nei confronti dell’umanità.

Per sostare un momento a riflettere su questo bene così grande, e per aiutare a porci della domande sul nostro rapporto con esso, magari insieme ai ragazzi o agli adolescenti delle nostre comunità, proponiamo un libro illustrato edito qualche anno fa, duro, vero, provocatorio, sferzatamente ironico,  ostinatamente fiducioso … un capolavoro imperdibile:

titolo

Mamma,
ecco qui la mia vita in trentatrè date che scoccano,

crocchiano, suonano e cigolano
come altrettante vertebre senza le quali non sarei che una testa.

Un pugno in un cielo di tempesta in un mondo di bruti.


pag4

Così apre la lettera indirizzata alla madre Gesù Betz, l’Uomo-Tronco, giunto ad una tappa importante della sua vita in cui può gridare a colei che lo ha messo alla luce per poi abbandonarlo: oggi sono felice e orgoglioso! La vita con lui sembra essere stata alquanto avara, nato senza arti da una madre di dubbia morale, che cerca appena è possibile di trovargli un’occupazione e quindi lasciarlo in balia di se stesso, Gesù, ricco solamente di una bellissima voce, di una vista da lince e di una memoria fenomenale inizia il viaggio che lo porterà a sperimentare rifiuto, derisione, sfruttamento, disprezzo, solitudine, tutta l’asprezza e l’amarezza che a volte l’esistenza riserva. 
Il suo cammino è anche confortato dall’amicizia, dalla generosità, dalla solidarietà, dal riconoscimento delle sue doti e soprattutto … dall’amore. Finalmente il suo desiderio di amare ed essere amato trova riposo nel cuore della bellissima Suma Katra e con lei è pronto a intraprendere un nuovo viaggio verso la felicità sorretto dall’affetto e dal perdono, che lo spingono a scrivere alla mamma per invitarla a condividere la sua gioia e la sua fede nella vita.

pag7

Possiamo dire che questo libro è scritto a quattro mani, quelle poetiche e al contempo realistiche e ironiche di Fred Bernard, autore del testo, e quelle profonde ed espressive di François Roca, l’illustratore, che con le sue grandi tavole, apparentemente cupe per via dei toni scuri, scava l’animo di chi osserva. L’arte dei due giovani amici si fonde magnificamente, completandosi o rispecchiandosi. Tanti i temi, i valori, le provocazioni che suscita lo sfogliare questo libro, pluripremiato in terra di Francia.

Il tema del viaggio, delle prove da superare, dei talenti ricevuti, della diversità – ma chi sono davvero i mostri? - del bisogno degli altri, dell’anelito profondo ad essere amati per poter amare, del gusto della vita nonostante tutto, della natura spietata ma anche visceralmente esaltante, dell’amicizia, del dono di sé, del perdono… Lo scenario del circo, dove in parte si svolge la storia, diventa il palco di tanti caratteri umani in cui cercare la propria, vera, identità e far luce sul modo di rapportarci agli altri, alla vita e alle sue sfide.

pag19

Nelle varie stazioni della vita di Gesù Betz sono molteplici i possibili richiami alla figura e alla vita di Gesù Cristo non solo per il nome. La storia di Gesù Betz può essere intesa proprio come una lettera, ossia un messaggio, di speranza, di fiducia e di affidamento, di capacità d’amare che va oltre la durezza e le terribili prove della vita.

Quali i possibili destinatari? Seppure il libro si presenta come album illustrato, e questo porta erroneamente a pensare che sia destinato ai più piccoli, non è rivolto ai bambini, né per il testo né per le immagini, bensì ai ragazzi dalla preadolescenza in avanti. Se opportunamente guidati e ascoltati, potranno sentirsi toccare dalla vicenda di Gesù Betz e porsi e porre tante domande . Il testo inoltre si presta per un’eventuale drammatizzazione o lettura espressiva che possono rendere la storia ancor più coinvolgente.

pag28

Come aiuto alla discussione, per il richiamo indiretto alla trama, citiamo anche due film:

-  Freaks di Tod Browning, (1932)
The elephant man di David Lynch, (1980)

COVERGesù Betz
Testo di Fred Bernard
Illustrazioni di François Roca

Edizioni Città Aperta, 2003
€ 15,00


Esercizi 2010

Pubblicato il 3 febbraio 2010 da redazione nella sezione Formazione

l’Arte del Pregare

Esercizi Spirituali per i Catechisti
Botta di Sedrina, 26-28 febbraio 2010 – predicatore: Mons. Mauro Orsatti

4

Programma:

Venerdi 26 febbraio

ore 17.00 – Accoglienza e sistemazione nelle camere
18.00 – Vespri e Meditazione introduttiva
19.30 – Cena

20.45 – I meditazione: Maria e la preghiera

Sabato 27 febbraio

ore 8.00 – Lodi
8.30 – Colazione

9.00 - II meditazione: Dimmi come preghi e ti dirò chi sei
Preghiera del cuore e giaculatorie

11.00 – Celebrazione Eucaristica

12.30 – Pranzo
15.00 – Ora Media

15.15 – III meditazione: Le dossologie dell’Apocalisse
La preghiera di lode

18.00 – Conversazione e dibattito sulla preghiera

19.00 – Vespri
19.30 – Cena

20.45 – Liturgia penitenziale

Domenica 28 febbraio

ore 8.00 – Lodi
8.30 – Colazione

9.00 – IV meditazione: Tra cielo e terra
Il Padre Nostro

11.00 – Celebrazione Eucaristica
12.30 – Pranzo conclusivo

Per informazioni ed iscrizioni:
Ufficio catechistico diocesano - 035.278.111
ufficiocatechistico@curia.bergamo.it

Lettera dei Vescovi lombardi

Pubblicato il 1 febbraio 2010 da redazione nella sezione Biblioteca

Sfida della Fede - CELdi Luisa Bove
dal Sito dell’Ufficio Catechistico di Milano

«Dobbiamo fare di tutto per conoscere sempre meglio la figura di Gesù, per avere di lui una conoscenza non “di seconda mano”, ma una conoscenza attraverso l’incontro nella preghiera, nella liturgia, nell’amore per il prossimo». Con queste parole di Benedetto XVI si concludeva l’ultima visita ad limina Apostolorum a Roma dei Vescovi lombardi. Di qui l’idea dei Pastori delle Chiese lombarde di scrivere una lettera alle diocesi dal titolo La sfida della fede: il primo annuncio, pensando anche ai “nuovi venuti”, dice monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo delegato della Cel per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.

Che cosa si intende per “primo annuncio”?
Il primo annuncio non va inteso secondo un’interpretazione solo dottrinale e neppure in senso cronologico, come se dovessero seguirne altri. È invece il cuore dell’annuncio cristiano, che riguarda anche coloro che hanno già una fede che ritengono adulta. L’importante è tornare sempre alla sorgente, all’origine, per rinnovarne la giovinezza, la fecondità, la freschezza della fede. Il primo annuncio si riferisce quindi al primo incontro con Cristo e non può prescindere dalle conseguenze della vita morale, liturgica, missionaria…

Nella società di oggi, segnata da «una cultura consumistica ed edonistica», dal «secolarismo» e dall’«individualismo», come diceva il Papa, c’è ancora spazio per annunciare la fede?
La scelta che noi abbiamo fatto come Vescovi lombardi non è stata quella di porre le domande fondamentali della vita umana, alle quali dare la risposta cristiana. Abbiamo invece immaginato che questo primo annuncio potesse attecchire in tutti quei momenti di svolta della vita quotidiana delle persone. La vita infatti vale più di ciò che noi misuriamo, calcoliamo e produciamo in questa società consumistica e secolarizzata.

E quali sono questi momenti?
Noi ne abbiamo scelti cinque: la nascita di un bimbo, il cammino dell’adolescenza e la scelta nella giovinezza, l’amore di un uomo e una donna, la fedeltà alla famiglia e alla professione, l’esperienza del dolore e della fragilità. È necessario che la parola cristiana dica qualcosa all’alfabeto della vita umana. Ora chiediamo ai catechisti, agli operatori pastorali, ai sacerdoti, ai ministri del Vangelo, agli operatori sociali di imparare anche loro a dire la parola cristiana dentro la vita quotidiana (nel volontariato, nella vita comunitaria, nella professione…). L’importante è partire non dalle domande, ma dalle esperienze antropologiche, perché sono le soglie di accesso alla fede offerte a tutti.

Perché i Vescovi lombardi considerano fondamentale il recupero dell’identità personale?
Nella società consumistica piena di beni, ma povera di significati, la grande sfida per tutti, credenti e non credenti, è la costruzione dell’identità personale che non è data a monte di un cammino, ma cresce attraverso le molte relazioni. Ogni età della vita ha una sua grazia che anticipa quella che segue, diceva Romano Guardini. Nel rapporto tra il dono promesso e il suo pieno compimento sta l’identità che apre le soglie di accesso alla fede.

Nella lettera dei Vescovi si parla anche dei “novizi” della fede e della Chiesa. Chi sono?
Coloro che accedono alla soglia della fede non pongono domande nella stessa maniera, per questo abbiamo descritto tre situazioni: quella di chi non è ancora battezzato (i catecumeni) e il cui numero sta iniziando a lievitare. L’Italia sembra un ponte naturalmente gettato nel Mediterraneo, quindi ci saranno molte domande non solo di ricerca di lavoro e sistemazione familiare, ma anche di ricerca spirituale: a questi “nuovi venuti” bisognerà offrire un vero ingresso alla fede. Ci sono poi due categorie di persone che hanno ricevuto i sacramenti, ma sono rimasti a una forma quasi infantile del sacramento, perché la vita li ha portati lontano. Per loro (i convertiti) l’esperienza della fede ha prevalentemente un tratto pedagogico: serve per diventare grandi, ma non per vivere da grandi. Alla terza categoria (i ricomincianti) appartengono quelli che hanno ricevuto il battesimo, ma questo è rimasto sulla carta. A loro manca anche la lingua cristiana infantile, la lingua della memoria, per questo hanno bisogno di una vera rifondazione della fede e di ritrovare un linguaggio adulto.

A questo punto qual è il compito delle Chiese lombarde?
La domande alle nostre comunità è se hanno veramente spazi accoglienti che tengono conto delle nuove situazioni di accesso alla fede. Ai nuovi venuti non dobbiamo presentare subito una forma di annuncio, una vita comunitaria, liturgica e di carità così compatta da intimorirli. La lettera parla invece di spazi di ascolto, luoghi riservati che costituiscono una soglia di passaggio. Come non si entra subito in chiesa, ma c’è il pronao (passaggio tra il profano, il sacro e il santo) così deve essere anche nella vita cristiana. Le comunità non dovranno più pensare a un annuncio monolitico, ma differenziato, attento soprattutto alle diverse situazioni di partenza delle persone.

La sfida della fede:
il primo annuncio
EDB – 64 pagg.
1,70 euro