Non è di certo facile parlare della Shoah,
né tanto meno è semplice farlo coi ragazzi …
eppure abbiamo l’obbligo di non dimenticare un passaggio così doloroso
della nostra storia, un passaggio così oscuro per la nostra fede.
Vogliamo provare attraverso una storia semplice e ricca di speranza, di luce tra le tenebre; magistralmente illustrata da uno dei più grandi, riconosciuti e premiati autori italiani: Roberto Innocenti.
Sebbene piccolo, Innocenti ha vissuto quei momenti, ha visto le deportazioni. Pensando a sua figlia, iniziò il suo primo lavoro dedicato allo sterminio nazista, Rosa Bianca (1984 ), per diverso tempo respinto dagli editori italiani. Solo dopo varie pubblicazioni e riconoscimenti all’estero, anche nel nostro Paese finalmente venne pubblicato nel 1990. A distanza di anni, ritorna sullo stesso tema con La storia di Erika (2003)
Possiamo capire questa insistenza per le sue stesse parole:
Se tutti i cittadini di ogni stato riuscissero ad esaminare criticamente gli errori, la storia, i ritardi culturali, il male arrecato, la situazione morale, il mondo potrebbero migliorare? Quando nelle scuole parlo coi ragazzi, mi ritorna la certezza che il mondo può diventare bello. Rimango ogni volta stupito dal livello di apprendimento, dalla ricerca della logica, dalla bramosia di sapere, capire, confrontarsi, dialogare.
Ed Innocenti racconta la storia col suo stile inconfondibile, ricco di dettagli, cerca di inquadrare il fatto riportato nella realtà circostante e di subirla finché la storia si svolge. Costringe a guardare tutto quello che c’è intorno e annotarlo. Ogni singola tegola, pietra o mattone, ogni insegna, ogni azione rappresentata legittima la propria presenza in quel luogo, come a dire che per raccontare la Storia non si può essere facili, e bisogna guardare dappertutto. Nel mostrare tutto Innocenti sembra anche prendersi la responsabilità di non nascondere ciò che per solito si tace, soprattutto ai ragazzi. Così, in La storia di Erika, anche se c’è una sbarra che ci vieta di guardare i deportati che salgono sul treno, lui ci invita a seguire i vagoni, fino a dove devono andare.
Illustrare è già un diverso modo di guardare il mondo, per Innocenti significa raccontare, al punto che spesso i testi nascono dopo, quasi fossero loro a dover ‘illustrare’ le immagini, che da sole parlano, decifrano, comprendono e si fanno monito. La costruzione della visione diventa una presa di posizione morale, un invito ad assumerci delle responsabilità. La prospettiva dal basso verso il cielo grigio con cui seguiamo sul filo delle rotaie La storia di Erika, esclude dal nostro campo visivo i volti dei deportati, mostrandoci solo le loro gambe e i loro corpi, ma siamo inchiodati all’altezza dei binari e da questa posizione non possiamo non essere testimoni della tragedia della Storia.
Sotto la croce ho capito il destino del popolo di Dio,
che fin da allora cominciava a preannunciarsi.
Ho pensato che chi comprende come tutto questo sia la croce di Cristo
devrebbe prenderla su di sé in nome di tutti gli altri.
Oggi so un pò più di allora che cosa vuol dire essere sposa del Signore nel segno della croce.
Certamente, non lo si capirà mai per intero, perchè è un mistero.
da La scelta di Dio
Teresa Benedetta della Croce Edith Stein ( 1891-1942 )
Rimandiamo anche al discorso che il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunziato ad Auschwitz, il 28 maggio 2006: Svegliati! Non dimenticare la tua creatura, l’UOMO














