Una “scala” verso il Cielo
Sette note per dire l’Ineffabile,
l’anelito dell’uomo e il disvelarsi di Dio nella Liturgia.
Chiuduno, 15 novembre
1° percorso 15.45; 2° percorso 16.30
Intervista a don Gilberto Sessantini
Quest’anno una proposta non solo di musica, ma di musica e liturgia… Cosa intendi concretamente offrire ai catechisti?
Visto che il tema dell’Incontro è dedicato ai “cercatori di Dio” e che la Liturgia è il luogo dell’incontro innanzitutto di Dio con gli uomini, cercherò di dimostrare attraverso esempi semplici e concreti come questo possa avvenire.
Perché la sottolineatura che nella Liturgia e quindi nel canto liturgico è Dio che incontra gli uomini?
Contrariamente a quanto si può pensare, il soggetto (Colui che agisce) dei Sacramenti è Dio; essi sono suo dono, dono offerto attraverso ciò che gli uomini possono udire, vedere, sentire.
La musica, questione molto delicata e banalizzata: il concetto di bello, il gusto personale e le mode spesso entrano in conflitto…
Quando il criterio nella scelta dei canti e delle musiche è puramente soggettivo o legato ad una moda si producono nella liturgia effetti devastanti. Essa non è più in grado di essere quello che è. La soluzione è lasciarsi sempre interpellare dalla regole interne alla liturgia.
Quali regole?
Ad esempio il rispetto delle forme musicali in relazione al testo o al contesto: oggi la forma musicale più utilizzata è la canzone… possiamo così avere anche dei “Signore, pietà” costruiti in questa forma, mentre l’atto penitenziale presuppone e richiede perciò una forma litanica… è solo uno dei tanti esempi possibili.
Insomma intendi esplicitare ed approfondire i criteri fondamentali per la valorizzazione del canto nella ricerca di Dio. Ci sono degli strumenti musicali da privilegiare nella liturgia?
Certo. Innanzitutto dobbiamo ricordare che gli strumenti musicali sono appunto dei “mezzi”, non il fine, e come tali vengono utilizzati quando servono realmente allo scopo. I colori che i vari strumenti apportano qualche volta possono essere un di più, qualche volta necessari.
Bene, come capirlo allora?
Non posso, ad esempio, pretendere di sostenere il canto di una assemblea con una chitarra: essa è nata come strumento di accompagnamento solistico. Se questa caratteristica mi serve nella liturgia allora utilizzo una chitarra, altrimenti no.
Vedi nei catechisti, negli operatori pastorali una sufficiente preparazione musicale data la posta in gioco?
Visti i risultati che spesso riscontro, direi che si può fare molto di più e meglio, soprattutto uscendo dalla logica distorta così frequente che i bambini ed i ragazzi possano solo cantare canzoni infantili, o peggio, infantilizzanti.