Archivio di agosto 2009

Padre nostro

Pubblicato il 24 agosto 2009 da redazione nella sezione Liturgia

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Padre Nostro – don Ruben Capovilla

COMMENTO ICONOGRAFICO

Filo conduttore: giochi di luce e ombre

immagine11PADRE NOSTRO

Dio, immenso, onnipotente, indicibile Dio., Poterci rivolgere a Lui è come guardare il Sole: accecante e impossibile. Non possiamo molto, né capire, né pretendere, eppure possiamo chiamare Dio papà, possiamo dirlo “nostro Dio”. È il grande il dono di poterci rivolgere a Lui da figli adottivi.

immagine2CHE SEI NEI CIELI

La fiamma di una candela vive solo se c’è ossigeno, solo se c’è il cielo; così l’uomo. Il cielo è il luogo in cui sta ogni uomo, per poter vivere: c’è un cielo in parte ad ogni uomo che vive. Dio abita i cieli non perché sia distante dall’uomo, ma perché è il più vicino a lui.

immagine3SIA SANTIFICATO IL TUO NOME

È oro (di un tabernacolo), segno di un dono prezioso, perché santificare è anzitutto lodare Dio, metterlo al primo posto, riconoscerlo come nostro Signore e Dio, donare a lui ciò che abbiamo di più prezioso.

È oro, segno di qualcosa di bello e prezioso che possiamo fare, ma che si manifesta e ha senso solo se illuminato da una luce Altra, che viene da fuori. Perché santificare il suo nome significa vivere i suoi comandamenti: fare quindi qualcosa di prezioso e bello che ha senso solo se illuminato dalla sua luce.

immagine4VENGA IL TUO REGNO

Una porta aperta: attesa di una luce che viene introdotta nella stanza. È una lampada, piccola fiammella custodita, che può portare ogni uomo. Il Regno di Dio è piccolo e fragile, proprio come un bambino, come un chicco di senape; eppure già adesso è presente e ogni uomo può portarlo e farlo accrescere.

immagine51SIA FATTA LA TUA VOLONTA’

Una finestra che riflette la luce: non ne è padrona, può solo rifletterla in verità e pienezza.


immagine6COME IN CIELO COSI’ IN TERRA

L’arcobaleno: segno di alleanza tra Dio e l’uomo, legame tra il cielo e la terra. La luce del cielo porta i colori di ogni cosa sulla terra.

immagine7DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO

La luce del Sole di ogni giorno che illumina le nostre strade, quelle che percorriamo tutti i giorni, con luci ed ombre che attraversiamo. Vuole sottolineare il quotidiano e la richiesta della preghiera è domanda a Dio di donarci ciò di cui abbiamo bisogno ogni giorno.

immagine-8RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI

Un volto accarezzato dalla luce del perdono che libera dal buio della paura, slega dalla vergogna e dal senso di colpa, fa brillare la speranza e accenna a un sorriso.

immagine-9COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI

Solo perché illuminati e perdonati possiamo anche noi perdonare. Non è un volto chiuso nel proprio orgoglio, ma con dolcezza guarda l’altro e gli dona la luce del perdono.

immagine101NON C’ INDURRE IN TENTAZIONE

Nel cammino di ogni giorno solo la luce di Dio può guidarci. Anche nelle vie che sembrano più buie la luce della sua presenza e della sua parola non ci abbandona all’errore e alla paura.

immagine111MA LIBERACI DAL MALE

Un cielo che coperto dalle nubi vede uno spiraglio di luce, uno squarcio di cielo.


La volpe e la bambina

Pubblicato il 22 agosto 2009 da redazione nella sezione Biblioteca

locandinaTrama in quattro stagioni

Autunno: l’incontro

Una bambina che abita vicino alla montagna si ferma spesso, tornando da scuola, sotto un grande faggio per osservare le meraviglie della natura. Qui un giorno vede vicinissima, come mai le era successo, una volpe dal pelo fulvo, come i suoi capelli. La volpe sta saltando a caccia di topi campagnoli. All’improvviso la volpe fissa gli occhi in quelli della bambina. Poi fugge via. Da quel momento la bambina vuole la volpe, già la chiama “la mia volpe”.

Inverno: l’attesa

La bambina va in cerca della volpe, sulla neve è facile trovare le sue orme. Ma la neve può essere infida, la bambina cade e si rompe una gamba. Immobile nella sua camera pensa alla sua volpe, che deve affrontare i pericoli dell’inverno: la fame, la lince in cerca di preda, gli uomini, decisi a catturare le volpi “cattive”.

Primavera: la ricerca

Al ritorno della primavera la bambina è di nuovo nei prati alla ricerca della sua volpe, che nel frattempo ha avuto dei cuccioli. Seduta sul grande faggio la bambina aspetta pazientemente, finché, attirata dalle briciole di pane, la volpe si avvicina, lasciandosi sfiorare dalla bambina e permettendole di seguirla.

Estate: la perla

La volpe porta la bambina in un luogo proibito ai piccoli, “Il calderone dei giganti”, fatto di ruscelli sotterranei, dirupi, gole contorte. La bambina segue la volpe fin dentro una grotta, piena di stalattiti e stalagmiti. Qui trova una perla di calcare. Dopo una notte passata nella foresta , tra fruscii, strida, fischi paurosi e ombre mostruose finalmente al mattino la bambina trova accanto a sé la volpe, alla quale la bambina ha dato il nome di Titou. La loro amicizia è fatta di giochi e tenerezze, fino a quando un giorno la bambina decide di portare la volpe nella sua cameretta. Ma Titou si sente prigioniera e scappa lanciandosi dalla finestra. La bambina la riporta nella foresta. La rivedrà ancora per qualche tempo, poi mai più.

Anni dopo la bambina, ormai grande, racconta la storia a suo figlio, nella stessa cameretta di un tempo.

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Scheda catechistica

Luc Jacquet, regista del sorprendente “La marcia dei pinguini” (2006), che è stato biologo prima di essere cineasta, continua a raccontarci gli animali dal loro punto di vista e a mostrarci quanto essi ci possano educare. Qui la protagonista è la volpe, onnipresente nelle favole d’ogni tempo (da Esopo a Fedro, da La Fontaine ai fratelli Grimm) e considerata dall’immaginario popolare come dotata di caratteristiche umane: furbizia, invidia, avarizia. Jacquet s’ispira a un suo ricordo d’infanzia, quando ebbe un affascinante incontro con una volpe sulle montagne dell’Ain, nella regione francese Rhône-Alpes, dove egli è nato. La volpe e la bambina racconta la nascita, gli ostacoli e lo sviluppo di un’amicizia quasi impossibile. Il risultato si pone tra il documentario naturalistico di fattura convenzionale e la favola ecologista a finalità pedagogica. Gli animali del film (dalla volpe a tutti i comprimari ovvero porcospini, rane, lupi, linci, orsi, cerbiatti, ricci, ermellini, ma anche uccelli e molti insetti) sono davvero protagonisti, ma non solo: essi non sono mai né antropomorfizzati né parlanti come nella favole classiche. Il racconto è narrato in voice over (voce fuori campo) dalla bambina, ma il percorso è sempre di rispetto e ascolto verso l’animale, verso il suo ambiente naturale e la sua condizione diversa dall’essere umano.

la-volpe-e-la-bambinaIn questo racconto di formazione, lo stesso sviluppo psicologico della bambina si misura con il ciclo di vita della volpe e dei suoi simili: quindi esso sarà “stagionale” e “naturale”, modellato sul conflitto predatore-preda, sul corteggiamento, la sessualità e la maternità, come sui rischi causati dall’uomo cacciatore e sull’opposizione cattività/libertà. Solo seguendo liberamente Titou, lontano dalle sicurezze (casa, genitori), la bambina può apprendere direttamente i comportamenti e il “carattere” della sua amica, nonché comprendere tutta la ricchezza della biodiversità. Come in una storia d’amore. E come quando la piccola si smarrisce nello scenario molto affascinante delle grotte, finendo drammaticamente sola in una notte rischiarata dalla luna, poi protetta da tutti gli animali della foresta. La Natura può anche essere paurosa e crudele. Quindi il rispetto (l’amore) non deve prescindere dalla conoscenza reciproca e dalla coscienza delle differenze, anche se la volpe è un animale “di soglia”. Infatti, considerata un predatore in quanto animale selvaggio, la volpe è insieme molto curiosa e disposta ad avvicinarsi agli uomini e alle città.

La struttura classica della fiaba è rispettata, ma è ribaltata dal punto di vista: l’eroina non è la bambina ma la volpe, com’è nel titolo. L’evoluzione fiabesca del racconto con la conquista della libertà, tra Antagonisti (lupi, orsi, linci e cacciatori) e Aiutanti, va considerata sempre dal punto di vista della volpe-eroina. Anche il finale è solo la dimostrazione dell’”irriducibilità” della volpe alla vita umana e alle sue convenzioni. La tragedia si fa parabola. È un passaggio utile a dare l’ultima lezione  alla bambina sulla libertà. “Non è possibile un’amicizia con la volpe senza fraintendimenti. Bisogna aspettarla”, dice la giovane madre al figlioletto.

Il comportamento della bambina ha un tocco d’inattualità, ma è tanto necessario in una società frenetica e inquinata come la nostra. In tal senso la scelta di due location molto distanti tra loro, come le montagne francesi dell’Ain e il Parco Nazionale d’Abruzzo vale a ricreare un “ambiente ideale”, in una combinazione di pezzi diversi di Natura. Secondo il regista, “La marcia dei pinguini” racconta una storia già scritta dalla Natura, mentre “La volpe e la bambina” racconta la Natura vista dall’infanzia. Per questo c’è una mescolanza di messa in scena e riprese “rubate”: una parte selvaggia per rispecchiare i comportamenti della volpe e una parte di finzione per la bambina.

7 spunti  di riflessione

la-volpe-21.  All’inizio il comportamento della bambina è modellato su quello degli adulti: dal possesso all’astuzia, dalla caccia alla cattura. Poi il rapporto tra i protagonisti cambia quando sarà la volpe a invitare la bambina nel suo territorio. L’esplorazione si fa, allora, scoperta di meraviglie e contatto con le bellezze naturali. A far paura alla bambina sarà sempre la sua immaginazione, più che la presa di coscienza dei comportamenti reali della piccola amica.

Prova a descrivere il tuo personale dialogo con la Natura, con gli esseri che vi abitano.
Ricorda qualche episodio in cui Gesù prendendo spunto dai ritmi e dalle leggi naturali educa l’uomo.

2.  L’amicizia tra la volpe e la bambina richiama quella de “Il piccolo principe”: perché?

“Bisogna essere molto pazienti” rispose la volpe “In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono fonte di malintesi.  Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”  (Antoine de Saint Exupéry, Il Piccolo Principe)

3.  L’AUTUNNO è tempo di avvicinamento e incrocio di sguardi.

La volpe mi fissò : è l’inizio di un amore che interpella la libertà .

Rifletti su questo significato accostando alla sequenza filmica il brano del giovane ricco nel vangelo di Marco ( Mc 10,17-22 ) Allora Gesù, fissatolo, lo amò…

4.  L’INVERNO è segno della lunga attesa, immobile. La bambina, per via della frattura alla gamba, è costretta a casa per tutto l’inverno,ma non dimentica la ‘sua’ volpe, che nel frattempo lotta con il freddo, la fame , la lince.

Ti viene in mente un passo dove l’umanità è come ingessata, bloccata, non può mettersi alla ricerca di Dio, pur desiderandolo?

5.  LA PRIMAVERA traspira d’attesa mobile e paziente. La bambina cerca la volpe e l’attende per ore con attenzione vigile e desiderio. Prova a rileggere alcuni versi dal libro del Cantico dei Cantici che descrivono la ricerca e l’attesa della sposa.

6.  L’ESTATE suggella l’amicizia nella grotta. La volpe conduce la bambina in una grotta segreta, dove trovano una perla, simbolo della loro alleanza. Finalmente la volpe si concede alle carezze della bimba. Ripensa all’unione sponsale di Dio con l’uomo; alla figura di Maria, giardino segreto e grotta incorrotta.
Rileggi la parabola della perla preziosa in Mt 13,45-46

7.  Rifletti sulle regole dell’amore così come si comprendono dal film e confrontale nel rapporto con Dio. (L’amore cercato, atteso, celato, la paura di smarrimento, possesso e dono gratuito e incondizionato…) La bambina cerca di portare la volpe in casa, piegandola alle sue esigenze. La volpe si lascia mettere il collare ma poi si fa male. Amore non è possedere, l’amore è gratuito e rispettoso della libertà dell’altro. Dio rispetta sempre la libertà dell’uomo nelle sue interpellanze d’amore, ma l’uomo rispetta la libertà di Dio, la sua logica, o cerca di piegarLo alle esigenze proprie?

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Il trittico della Vergine

Pubblicato il 14 agosto 2009 da redazione nella sezione Liturgia

normandie-xvi-sec1Fin dalle sue origini la Chiesa maturò la convinzione che il corpo della Vergine, preservato dal peccato originale, non potesse essere rimasto prigioniero della morte e della corruzione. La festa dell’Assunzione, diffusa in tutto l’impero bizantino dall’imperatore Maurizio intorno all’anno 600 e celebrata in gennaio, venne estesa rapidamente da Roma a tutto l’Occidente dopo una quarantina d’anni grazie a Papa Teodoro I. Il “dogma”, mancando un riferimento biblico a riguardo, fu definito dopo una lunga consultazione solo nel 1950 da Pio XII con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus.

Gli apostoli poi trasportarono Maria nella tomba, e dopo che vi posero il corpo rimasero là tutti insieme fino alla traslazione del suo santissimo corpo. Come aveva loro ordinato Maria, gli apostoli se ne stavano seduti all’ingresso della tomba. E nel quarto giorno dopo la sua dormizione, in una nube discese nuovamente dal cielo il Signore Gesù Cristo con Michele, preceduto da una moltitudine di angeli, e comandò a Michele di fare salire sulla nube il corpo di Maria. Dopo che il corpo fu assunto, il Signore disse agli apostoli di salire nuovamente sulla nube. E saliti che furono, cantando con voce angelica, il Signore ordinò di puntare verso Oriente, alle regioni del paradiso. Quando entrarono in paradiso, depose il corpo di Maria sotto un albero, che è il legno della vita, e trasportarono nel corpo anche l’anima. Allora il Signore se ne salì in cielo con i suoi angeli, mentre, sulle nubi, i suoi apostoli furono restituiti ai loro posti, come mi hanno raccontato i santi apostoli. Questa è la dormizione di Maria…
San Giovanni Teologo, Dormizione di Maria [Epilogo dal Cod. Parisiense 1190, ff. 237-238]

Se l’arte bizantina predilesse il tema della “dormizione” della Vergine a partire dal VI sec. nella ricca e venerata tipologia delle icone e trascurò quello della sua incoronazione, “l’iconografia d’Occidente, guidata dalla poesia religiosa e dalla predicazione, amplificò sempre più tale tema, meraviglioso pretesto per sognare il paradiso e riunì spesso, in una stessa evocazione, assunzione e incoronazione di Maria” (J. Delumeau, Quel che resta del Paradiso, 191).

Presente a partire dall’VIII secolo nelle miniature e successivamente nella scultura gotica dei portali e dei timpani delle cattedrali a Lei dedicate, l’Assunzione tocca il vertice della sua diffusione iconografica in Occidente proprio nell’epoca della cosiddetta “riforma cattolica”, ossia specialmente a partire dagli inizi del Cinquecento, il secolo che vide la profonda rottura teologica (e ancora più sotterraneamente politica) tra il protestantesimo (o i protestantesimi) ed il mondo cattolico. Uno degli elementi di maggior contrasto (accanto ad esempio alle grandi questioni sui sacramenti, sull’autorità del pontefice, sulla concezione di Chiesa) fu indubbiamente il culto dei santi da molti contestato a motivo delle possibili ed in alcuni casi reali contaminazioni “paganeggianti”. E’ evidente che tale reazione colpì innanzitutto la Vergine Maria, sicuramente la creatura umana da sempre più amata e venerata dal popolo cristiano. Il Concilio di Trento dovette ribadire con forza, non solo liturgicamente ma anche nelle potenzialità iconografiche e quindi catechistiche, il valore della figura, del culto di Maria, alcuni aspetti fondamentali della sua vita (Annunciazione, Natività…) ma anche quelli riguardanti la sua morte che avevano importanti ripercussioni dottrinali sulla morte e sul destino di ogni autentico credente.

Lo scarto tra questi aspetti è dato innanzitutto dalle fonti che nel primo caso provengono dai testi canonici dei Vangeli (Luca in particolare); nel nostro secondo caso è il mondo apocrifo che viene consultato e valorizzato, in particolare nell’opera del IV secolo attribuita a Melitone di Sardi – il Transitus Mariae – ripreso ed arricchito nei secoli fino ad approdare alla fortunatissima Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze.

Da questo testo ricaviamo sostanzialmente un trittico che non solo temporalmente ma soprattutto teologicamente unisce la morte/dormitio della Vergine, la sua Assunzione e la sua Gloria/incoronazione.

Questo “trittico” ci permette anche visivamente di ritrovare alcuni elementi iconografici di continuità nei tre momenti raffigurati anche separatamente.

Icona della Dormizione della Vergine

Un giorno il cuore di Maria si accese di sì violento desiderio dì rivedere il Figlio da non trattenere le lacrime. Ed ecco che le apparve l’angelo e la salutò dicendo: “Ave, o benedetta. Ecco io ti porto un ramo di palma del paradiso, perché tu lo faccia collocare dinanzi alla tua bara, quando, fra tre giorni, lascerai il corpo”, che sarebbe stato assunto in cielo tre giorni dopo la sepoltura. [...] Quando tutti gli apostoli furono riuniti intorno a Maria, verso l’ora terza venne Gesù con le angeliche schiere e disse: “Vieni, diletta, io ti pongo sul mio trono perché ho desiderato la tua presenza” E Maria rispose: ” Ecco io vengo perché di me è stato scritto che debba fare la tua volontà, o signore e il mio spirito esulta in te”. Così l’anima di Maria uscì dal corpo e fu accolta dalle braccia di Cristo.
Jacopo da Varazze, Leggenda Aurea

I. E’ a Gerusalemme, sul monte Sion, che l’Arcangelo Michele annuncia (è una seconda “annunciazione”) a Maria la morte imminente portandole una palma dal Paradiso; da qui il desiderio della Vergine di rivedere per l’ultima volta radunati gli apostoli. Raccolti attorno al suo letto, essi assistono alla serena morte/dormizio e alla discesa di Cristo che accoglie tra le braccia l’anima della Madre distesa su di un letto.

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II. Scaturisce da tale premessa – anche se non è possibile separare temporalmente i due momenti – la “configurazione” dell’Assunzione di Maria al cielo che può riprendere alcuni riferimenti dall’Ascensione (tema della mandorla sorretta dagli angeli…): dal sepolcro nella Valle di Giosafat – secondo alcuni testi tre giorni dopo la morte – sono gli stessi apostoli che assistono davanti ad un corteo angelico alla riunificazione del corpo e dell’anima di Maria, ad una sua letterale “esaltazione”. Parlare di “assunzione” (e non ad esempio di “Ascensione” come nel caso di Cristo) sottolinea che tale privilegio/primizia è solo opera della grazia di Dio: Dio è l’autore di questo movimento ascensionale. E’ solo Lui che può per Maria aprire i cieli e squarciare le grigie nubi.

Bernardo Daddi, xiv sec.

Bergognone, XV sec.

Iconograficamente sono due gli elementi, più o meno riusciti a seconda delle opere, che aiutano questa “assunzione” al cielo:

-          l’importanza delle nubi, del loro volume e la loro distribuzione servono agli artisti per creare a seconda del loro stile e delle loro scelte il movimento ascensionale

-          la figura degli angeli, a volte riconoscibili tra le nubi solo dal viso e dalle ali, che in alcuni casi aiutano fisicamente a sollevare il corpo della Vergine.

Lorenzo Lotto, Celana - XVI sec.

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Nicolas Poussin, xvii-sec

La presenza degli apostoli conferma quella continuità sopra accennata, segnata non più dal dolore quanto, a seconda dei casi, dallo stupore e dalla meraviglia nei singoli volti. Non è possibile fare un discorso generalizzato perché si può vedere come pittori diversi intendano e riescano ad esprimere dentro la stessa tipologia idee e sentimenti completamente diversi.

Una variante interessante che merita di essere citata è quella che ripropone anche per l’Assunzione il “ritardo” di Tommaso, l’apostolo incredulo, il quale se non assiste ancora una volta all’evento riesce comunque a ricevere da Maria la propria cintura, “il sacro cingolo” ancor oggi venerato nella città di Prato.

Deposto il corpo della Vergine in un sepolcro della valle di Giosafat, dopo tre giorni apparve di nuovo il Signore e subito l’anima di Maria si riunì al corpo e salì al cielo tra le schiere degli angeli. Ma l’apostolo Tommaso era assente e rifiutò di credere al fatto; ed ecco che gli cadde in mano la cintura che cingeva il corpo della Vergine, intatta e ancora annodata, poiché in tal modo egli comprendesse che il corpo della Vergine era stato portato tutto intero al cielo.
Jacopo da Varazze, Leggenda Aurea

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III. Secondo l’interpretazione di San Gerolamo è quasi impercettibile il tempo tra l’Assunzione e la glorificazione di Maria che in cielo viene fatta sedere su un trono o viene incoronata dalla Trinità o solo da una delle sue Persone. La continuità iconografica qui è ovviamente data nella maggior parte dei casi, dallo sfondo del cielo, dalle nubi e ancora una volta dagli angeli.  E’ importante a questo punto sottolineare un altro elemento di continuità che lega la seconda alla terza parte del nostro “trittico”: il movimento. Se per l’Assunzione il movimento era principalmente ascensionale, nella glorificazione di Maria può assumere simbologie e realizzazioni diverse, es. più circolari, che esprimono maggiormente il tema della festa, quasi di una “danza”, sicuramente di una profonda “comunione” che ha come origine la Comunione per eccellenza, ossia la Trinità e che in opere eccezionali – ad esempio la cupola del Correggio a Parma – diventerà un vero e proprio vortice pittorico. Importanti indicatori di questo movimento, a seconda delle scelte e abilità degli artisti, sono sicuramente le pieghe delle vesti (di Maria come dei discepoli) e tutta la gestualità dell’insieme.

don Pietro Biaggi

Correggio, Assunzione e glorificazione di Maria - Parma, XVI sec.