Trama in quattro stagioni
Autunno: l’incontro
Una bambina che abita vicino alla montagna si ferma spesso, tornando da scuola, sotto un grande faggio per osservare le meraviglie della natura. Qui un giorno vede vicinissima, come mai le era successo, una volpe dal pelo fulvo, come i suoi capelli. La volpe sta saltando a caccia di topi campagnoli. All’improvviso la volpe fissa gli occhi in quelli della bambina. Poi fugge via. Da quel momento la bambina vuole la volpe, già la chiama “la mia volpe”.
Inverno: l’attesa
La bambina va in cerca della volpe, sulla neve è facile trovare le sue orme. Ma la neve può essere infida, la bambina cade e si rompe una gamba. Immobile nella sua camera pensa alla sua volpe, che deve affrontare i pericoli dell’inverno: la fame, la lince in cerca di preda, gli uomini, decisi a catturare le volpi “cattive”.
Primavera: la ricerca
Al ritorno della primavera la bambina è di nuovo nei prati alla ricerca della sua volpe, che nel frattempo ha avuto dei cuccioli. Seduta sul grande faggio la bambina aspetta pazientemente, finché, attirata dalle briciole di pane, la volpe si avvicina, lasciandosi sfiorare dalla bambina e permettendole di seguirla.
Estate: la perla
La volpe porta la bambina in un luogo proibito ai piccoli, “Il calderone dei giganti”, fatto di ruscelli sotterranei, dirupi, gole contorte. La bambina segue la volpe fin dentro una grotta, piena di stalattiti e stalagmiti. Qui trova una perla di calcare. Dopo una notte passata nella foresta , tra fruscii, strida, fischi paurosi e ombre mostruose finalmente al mattino la bambina trova accanto a sé la volpe, alla quale la bambina ha dato il nome di Titou. La loro amicizia è fatta di giochi e tenerezze, fino a quando un giorno la bambina decide di portare la volpe nella sua cameretta. Ma Titou si sente prigioniera e scappa lanciandosi dalla finestra. La bambina la riporta nella foresta. La rivedrà ancora per qualche tempo, poi mai più.
Anni dopo la bambina, ormai grande, racconta la storia a suo figlio, nella stessa cameretta di un tempo.

Scheda catechistica
Luc Jacquet, regista del sorprendente “La marcia dei pinguini” (2006), che è stato biologo prima di essere cineasta, continua a raccontarci gli animali dal loro punto di vista e a mostrarci quanto essi ci possano educare. Qui la protagonista è la volpe, onnipresente nelle favole d’ogni tempo (da Esopo a Fedro, da La Fontaine ai fratelli Grimm) e considerata dall’immaginario popolare come dotata di caratteristiche umane: furbizia, invidia, avarizia. Jacquet s’ispira a un suo ricordo d’infanzia, quando ebbe un affascinante incontro con una volpe sulle montagne dell’Ain, nella regione francese Rhône-Alpes, dove egli è nato. La volpe e la bambina racconta la nascita, gli ostacoli e lo sviluppo di un’amicizia quasi impossibile. Il risultato si pone tra il documentario naturalistico di fattura convenzionale e la favola ecologista a finalità pedagogica. Gli animali del film (dalla volpe a tutti i comprimari ovvero porcospini, rane, lupi, linci, orsi, cerbiatti, ricci, ermellini, ma anche uccelli e molti insetti) sono davvero protagonisti, ma non solo: essi non sono mai né antropomorfizzati né parlanti come nella favole classiche. Il racconto è narrato in voice over (voce fuori campo) dalla bambina, ma il percorso è sempre di rispetto e ascolto verso l’animale, verso il suo ambiente naturale e la sua condizione diversa dall’essere umano.
In questo racconto di formazione, lo stesso sviluppo psicologico della bambina si misura con il ciclo di vita della volpe e dei suoi simili: quindi esso sarà “stagionale” e “naturale”, modellato sul conflitto predatore-preda, sul corteggiamento, la sessualità e la maternità, come sui rischi causati dall’uomo cacciatore e sull’opposizione cattività/libertà. Solo seguendo liberamente Titou, lontano dalle sicurezze (casa, genitori), la bambina può apprendere direttamente i comportamenti e il “carattere” della sua amica, nonché comprendere tutta la ricchezza della biodiversità. Come in una storia d’amore. E come quando la piccola si smarrisce nello scenario molto affascinante delle grotte, finendo drammaticamente sola in una notte rischiarata dalla luna, poi protetta da tutti gli animali della foresta. La Natura può anche essere paurosa e crudele. Quindi il rispetto (l’amore) non deve prescindere dalla conoscenza reciproca e dalla coscienza delle differenze, anche se la volpe è un animale “di soglia”. Infatti, considerata un predatore in quanto animale selvaggio, la volpe è insieme molto curiosa e disposta ad avvicinarsi agli uomini e alle città.
La struttura classica della fiaba è rispettata, ma è ribaltata dal punto di vista: l’eroina non è la bambina ma la volpe, com’è nel titolo. L’evoluzione fiabesca del racconto con la conquista della libertà, tra Antagonisti (lupi, orsi, linci e cacciatori) e Aiutanti, va considerata sempre dal punto di vista della volpe-eroina. Anche il finale è solo la dimostrazione dell’”irriducibilità” della volpe alla vita umana e alle sue convenzioni. La tragedia si fa parabola. È un passaggio utile a dare l’ultima lezione alla bambina sulla libertà. “Non è possibile un’amicizia con la volpe senza fraintendimenti. Bisogna aspettarla”, dice la giovane madre al figlioletto.
Il comportamento della bambina ha un tocco d’inattualità, ma è tanto necessario in una società frenetica e inquinata come la nostra. In tal senso la scelta di due location molto distanti tra loro, come le montagne francesi dell’Ain e il Parco Nazionale d’Abruzzo vale a ricreare un “ambiente ideale”, in una combinazione di pezzi diversi di Natura. Secondo il regista, “La marcia dei pinguini” racconta una storia già scritta dalla Natura, mentre “La volpe e la bambina” racconta la Natura vista dall’infanzia. Per questo c’è una mescolanza di messa in scena e riprese “rubate”: una parte selvaggia per rispecchiare i comportamenti della volpe e una parte di finzione per la bambina.
7 spunti di riflessione
1. All’inizio il comportamento della bambina è modellato su quello degli adulti: dal possesso all’astuzia, dalla caccia alla cattura. Poi il rapporto tra i protagonisti cambia quando sarà la volpe a invitare la bambina nel suo territorio. L’esplorazione si fa, allora, scoperta di meraviglie e contatto con le bellezze naturali. A far paura alla bambina sarà sempre la sua immaginazione, più che la presa di coscienza dei comportamenti reali della piccola amica.
Prova a descrivere il tuo personale dialogo con la Natura, con gli esseri che vi abitano.
Ricorda qualche episodio in cui Gesù prendendo spunto dai ritmi e dalle leggi naturali educa l’uomo.
2. L’amicizia tra la volpe e la bambina richiama quella de “Il piccolo principe”: perché?
“Bisogna essere molto pazienti” rispose la volpe “In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…” (Antoine de Saint Exupéry, Il Piccolo Principe)
3. L’AUTUNNO è tempo di avvicinamento e incrocio di sguardi.
La volpe mi fissò : è l’inizio di un amore che interpella la libertà .
Rifletti su questo significato accostando alla sequenza filmica il brano del giovane ricco nel vangelo di Marco ( Mc 10,17-22 ) Allora Gesù, fissatolo, lo amò…
4. L’INVERNO è segno della lunga attesa, immobile. La bambina, per via della frattura alla gamba, è costretta a casa per tutto l’inverno,ma non dimentica la ‘sua’ volpe, che nel frattempo lotta con il freddo, la fame , la lince.
Ti viene in mente un passo dove l’umanità è come ingessata, bloccata, non può mettersi alla ricerca di Dio, pur desiderandolo?
5. LA PRIMAVERA traspira d’attesa mobile e paziente. La bambina cerca la volpe e l’attende per ore con attenzione vigile e desiderio. Prova a rileggere alcuni versi dal libro del Cantico dei Cantici che descrivono la ricerca e l’attesa della sposa.
6. L’ESTATE suggella l’amicizia nella grotta. La volpe conduce la bambina in una grotta segreta, dove trovano una perla, simbolo della loro alleanza. Finalmente la volpe si concede alle carezze della bimba. Ripensa all’unione sponsale di Dio con l’uomo; alla figura di Maria, giardino segreto e grotta incorrotta.
Rileggi la parabola della perla preziosa in Mt 13,45-46
7. Rifletti sulle regole dell’amore così come si comprendono dal film e confrontale nel rapporto con Dio. (L’amore cercato, atteso, celato, la paura di smarrimento, possesso e dono gratuito e incondizionato…) La bambina cerca di portare la volpe in casa, piegandola alle sue esigenze. La volpe si lascia mettere il collare ma poi si fa male. Amore non è possedere, l’amore è gratuito e rispettoso della libertà dell’altro. Dio rispetta sempre la libertà dell’uomo nelle sue interpellanze d’amore, ma l’uomo rispetta la libertà di Dio, la sua logica, o cerca di piegarLo alle esigenze proprie?
