Apertura dell’Anno Scerdotale
Omelia del Vescovo Mons. Francesco Beschi
Bergamo, Basilica di S. Alessandro in Colonna, 19 giugno 2009
Cari fratelli e sorelle, in occasione dell’inizio di questo Anno Sacerdotale il Santo Padre ha scritto una Lettera di Indizione che vi invito a leggere e a meditare e che mi dà spunto per una piccola considerazione da condividere con voi.
La Lettera del Santo Padre è tutta improntata dal ricordo del Santo Curato d’Ars, del suo sacerdozio e da ciò che scaturisce dalla testimonianza che lui ci ha lasciato. All’inizio di questa Lettera il Papa scrive “Tale anno – quello che stiamo cominciando – che vuole contribuire a promuovere l’impegno di interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo d’oggi, si concluderà nella Solennità del Sacro Cuore 2010″. L’intenzione quindi è molto chiara; a questo ci disponiamo noi sacerdoti e per questo chiediamo il coinvolgimento di tutto il popolo di Dio. Dopo aver indicato questa intenzione, il Santo Padre ricorda un’espressione del Curato d’Ars e l’espressione sintetica è questa: “il sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù”. Affido alla riflessione di ciascuno l’interpretazione di questa espressione che però mi offre lo spunto per condividere questa piccola considerazione che unisce il mistero del cuore di Cristo appunto al cuore del sacerdote.
L’amore di Cristo ci trasforma, trasforma in una maniera radicale la profondità del nostro essere; utilizzando le parole di cui siamo capaci, potremmo dire che trasforma il cuore di chiunque è raggiunto dal suo amore. La domanda è questa: c’è qualcosa di particolare nel cuore del sacerdote rispetto al cuore di ogni persona che è raggiunta dall’amore di Cristo? Dobbiamo sempre fare molta attenzione ad entrare nel merito di queste distinzioni… però io mi permetto di offrirvi qualche elemento di riflessione che è nato in me.
Il cuore del sacerdote come abbiamo udito dall’Apostolo non può non essere abitato da Cristo. Ma, in realtà, l’Apostolo lo dice di ogni battezzato: “che Cristo abiti nei vostri cuori”. Perché voglio richiamare questa esigenza di un “cuore sacerdotale”?
Perché quando qualcuno bussa alla porta, alla vita, al cuore di un sacerdote pensa sicuramente di trovarvi Cristo. Questo è ciò che ci è consegnato, questo è ciò che è atteso. E’ vero: in una relazione tra sposi cristiani bisogna riconoscere che c’è questa bellezza e, in ultima analisi, nel cuore della sposa e della sposo, il suo sposo e la sua sposa alla fine attendono di poter incontrare l’amore di Cristo; ma anche in una relazione di amicizia tra battezzati: una vera amicizia conduce a Cristo e, in ultima analisi, nella comunità cristiana ognuno di noi è abitato da Cristo e quindi in qualche modo ci attendiamo, secondo le diverse vocazioni, di potere incontrare Cristo nei nostri fratelli. Ma è indiscutibile: non solo per l’immagine sociale o ecclesiale che il sacerdote riveste ma proprio per la sua vocazione e la sua missione che è quella di poter offrire alle persone che gli si rivolgono – o meglio a tutti, perché il cuore del sacerdote per missione è rivolto a tutti – questa possibilità.
E se bussano al suo cuore possono trovarlo abitato da Cristo, perché in ultima analisi è proprio per questo che vengono a bussare al nostro cuore.
C’è una seconda notazione di questo “cuore sacerdotale”, che non può non essere un cuore eucaristico: l’Eucarestia è dono e direi – se possibile usare questa parola – patrimonio di tutta la comunità, ma certamente il sacerdote ordinato ha questo compito misterioso, altissimo di presiedere nella persona di Cristo stesso il mistero dell’Eucarestia. Sotto questo profilo un “cuore sacerdotale” è sicuramente un cuore orante. Cari fratelli e sorelle, spero mi possiate capire, la piccola testimonianza che intendo dare è questa: da quando sono divenuto Vescovo di Bergamo prego molto di più e mi rendo conto come il nostro ministero sacerdotale sia prima e essenzialmente preghiera per il nostro popolo. Un cuore eucaristico è un cuore che prega, che prega incessantemente, che prega per il popolo di Dio. Un cuore eucaristico è un cuore nel quale le parole che risuonano sulla nostra bocca quando consacriamo il pane ed il vino diventano le parole che danno forma al nostro cuore e alla nostra esistenza: “questo il mio corpo, questo il mio sangue dato per voi”.
E vi è un terzo tratto: un “cuore sacerdotale” è un cuore – e anche qui mi perdonerete questa espressione – tenero. In che senso tenero? Uno dei rimproveri più severi che Gesù rivolge alle guide del suo popolo è la durezza di cuore; al contrario della durezza di cuore ci sta la tenerezza del cuore che però non assume dei toni melensi come inizialmente potremmo pensare; la tenerezza del cuore in ultima analisi è comprensione; la durezza di cuore è incomprensione, è incomprensione di Cristo, della sua opera, e, nella sua opera, della manifestazione dell’amore di Dio. La comprensione invece non è giustificazione come oggi a volte viene assunta: giustificazione dell’ingiustificabile. Noi abbiamo trasformato comprensione in giustificazione di quello che a volte è non proprio giustificabile. La comprensione è quel rendere tutto della persona, della storia, del mondo – compreso il male e il peccato – così come l’ha fatto il Signore Gesù. Questo è il cuore non di una tenerezza melensa ma di quella comprensione che il Signore Gesù per primo ha esercitato e come suoi ministri ci chiede di esercitare.
Cari fratelli e sorelle, preghiamo per i sacerdoti, preghiamo per questo cuore “sacerdotale”, preghiamo perché questo cuore non sia proprio candidato all’infarto perché un cuore così rischia di essere candidato all’infarto; preghiamo perché l’unione profonda con il cuore di Cristo ci renda capaci di un cuore che in qualche modo si avvicini al suo e, nello stesso tempo, ce ne faccia percepire la gioia, la profonda realizzazione della nostra esistenza. Così, alla luce appunto di questo spunto che il Santo Padre, ricordando la grande figura del Curato d’Ars, ci offre, vogliamo aprire l’Anno Sacerdotale nella nostra Chiesa diocesana e vogliamo entrare ancora più profondamente nei santi misteri che stiamo celebrando.
† Francesco Beschi
foto: Yuri Colleoni













