Per ciascuno di voi chiedo al Signore ciò che San Paolo domandava per la comunità di Tessalonica: “Il Signore diriga i vostri cuori nell’amore di Dio e nella pazienza di Cristo” (2Tess 3,5). Il contatto frequente con la Bibbia renderà più solida la consapevolezza dell’amore del Padre e di Gesù Cristo: “Lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza”.
Un amore incondizionato che ci ha chiamato alla vita, alla fede; un amore che ci dona la speranza rassicurandoci che il futuro dell’uomo non è il nulla ma il Cristo Risorto, l’essere con e come Lui in comunione con il Padre amandolo come da Lui siamo amati. Un amore, perciò, che non sarà distrutto dalla morte, anzi, dopo questo passaggio, lo potremo esperimentare in pienezza: “Ti ho amato di amore eterno” .
Un amore che dona la forza di tentare di tradurlo nella vita di ogni giorno, anche quando le sue parole e le sue promesse sembrano smentite; pure se bisogna andare contro corrente. Tradurlo nella relazione con chi frequenta il catechismo donando loro la possibilità di intravedere nel nostro comportamento il cuore del Padre che guarda ogni suo figlio con fiducia, speranza e misericordia incrollabile. Offrendo loro la possibilità di esperimentare la bellezza di una vita costruita sulla dedizione di Gesù Cristo.
Tradurlo nei rapporti ecclesiali collaborando generosamente e disinteressatamente con i diversi gruppi, specialmente con quelli che s’interessano delle nuove generazioni.
Mons. Roberto Amadei
Ai catechisti, Chiuduno 11 novembre 2007
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