Musicanti di Brema II

Pubblicato il 28 agosto 2010 da redazione nella sezione Formazione

Proseguiamo nel nostro viaggio al’interno della fiaba “ I musicanti di Brema” in una sua rilettura antropologica e di fede attingendo al commento suggerito da Massimo Diana nel libro “ La saggezza delle fiabe ”  - edizioni Paoline.

L’autore trova sapienziale il testo classico dei Grimm per quanti si sentono ormai al crinale della vita, avvertono tutto il peso delle proprie esperienze e sono rassegnati. Ebbene i malandati animali capitanati dall’asino con il loro sogno di andare a Brema per essere assunti nella banda municipale hanno molto da insegnare anche a chi vecchio non è, almeno all’anagrafe …

Il loro esempio può essere maestro ormai alle soglie di un nuovo anno pastorale per affrontare la prossima programmazione con  dei sogni nel cuore!

Invecchiare


Musicanti -  Zwerger

La fiaba ci presenta all’inizio quattro animali – con in testa un asino – che iniziano a percepire tutto il peso del loro invecchiare e quindi il pericolo di una ingloriosa e imminente morte, nonostante tutti i servigi resi ai rispettivi padroni, durante il corso di tutta la loro vita. Le forze stanno abbandonando l’asino, che diventa sempre meno atto a «portare i sacchi di farina al mulino »; il cane, che non è più in grado di «andare a caccia» e non serve più al suo padrone; il gatto, che si ritrova con «i denti smussati» ed è quindi sempre più impedito nel dare la caccia ai  sorci; e il gallo che, in una situazione ancora più assurda e paradossale, sta per essere addirittura sacrificato – «senza misericordia» – dalla sua padrona semplicemente per far festa ad alcuni ospiti!

Questo quadretto può esprimere bene i nostri più profondi sentimenti nei confronti di una vita che, talvolta, quando si è alle soglie della vecchiaia, può apparire ingiusta e severa.

Abbiamo sgobbato per tutta la vita, ma per che cosa? Ora che «non serviamo più », nessuna gratitudine o riconoscenza: veniamo semplicemente dimenticati, senza alcuna misericordia, messi da parte senza alcuna pietà. È più che normale, per quel senso di giustizia che tutti noi abbiamo innato, aspettarci qualcosa in cambio per la nostra «fatica sotto il sole ».

Ma non è sempre così. E non è questa una visione di cupo pessimismo; è semplicemente una constatazione di crudo realismo: la vita sotto il sole è spesso tragica e comunque, almeno apparentemente e sovente, senza alcuna forma di giustizia retributiva. Non è sempre vero che i buoni sono premiati e i malvagi puniti; non è sempre vero che chi è onesto e generoso verrà automaticamente premiato dalla vita e chi non lo è verrà castigato.

Come già anticamente la Bibbia aveva lamentato, e i Libri di Giobbe e di Qohelet avevano inequivocabilmente e con insuperabile poesia espresso, la vita appare un assurdo e spesso sono proprio i giusti e gli innocenti a subire, immeritatamente, le più grandi disgrazie.

Invecchiare non è solo una questione biologica, l’inevitabile passare del tempo che consuma e lascia i suoi segni su un corpo che si riempie di rughe; invecchiare è anche, e forse soprattutto, qualcosa di spirituale e di interiore: significa rinunciare alla vita! Questo può avvenire a ogni età. Si può essere già vecchi anche quando si è ancora, cronologicamente, nel fiore della vita o addirittura nel pieno della giovinezza.

Vecchio è colui che ha abdicato a un progetto, che non ha più un sogno, che non crede più in nulla se non – cinicamente – alla propria scaltrezza per ritagliarsi una nicchia in cui spassarsela il più possibile senza essere disturbato.

Notiamo, tra l’altro, che i quattro animali della fiaba hanno tutti ottimi motivi per rassegnarsi e abbandonarsi alla disperazione: per tutta la vita hanno fedelmente servito i rispettivi padroni e adempiuto scrupolosamente ai compiti che sono stati loro affidati. Non è giusto che ora, venendo progressivamente meno le loro forze, vengano rigettati e dimenticati con tanta leggerezza e noncuranza! Questo per dire che, a volte, invecchiare e lasciar cadere i propri sogni può sembrare più che naturale e l’unica cosa possibile. In queste situazioni, che c’è di più naturale che «aspettare, cinicamente, la morte »?

Eppure, vediamo che i quattro animali della fiaba non si rassegnano alla sorte ormai certa che pare aspettarli. Osano sognare ancora. In testa vi è un asino, e forse non a caso. In certe situazioni, in quei momenti che percepiamo come ormai privi di vie di uscita, può capitare che anche solo il pensiero di un sogno ci faccia apparire, ai nostri occhi – come anche agli occhi di chi ci sta intorno -, veri e propri « asini ». Non è forse una grande stupidità, una folle assurdità, una idiozia senza senso, una cosa da asini, appunto, continuare ancora a credere in qualcosa, in certe situazioni così disperate?

Se poi guardiamo a quello che il povero asino si è messo in testa per cercare di sottrarsi al suo destino già segnato, comprendiamo come non si possa proprio che essere degli «asini» per fantasticare una cosa tanto assurda. La banda municipale di Brema?! Ma che idiozia! Come se quella banda stesse aspettando proprio un vecchio e stanco asino, un cane malandato, un gatto senza denti e un gallo dalla voce stridula! Ma, andiamo! Che potrà mai farsene la banda di Brema di questi quattro, malconci, animali? In questo senso, davvero è necessario sentirsi ed essere un poco folli e testardi «come un asino» per osare rimettersi in cammino, quando si è in certe situazioni che palesemente appaiono senza vie di uscita. La stupidità e la testardaggine di un asino diventano però, in queste situazioni, la vera saggezza.

Ebbene, questo asino non continua a lamentarsi, ma sceglie di continuare a vivere e di fuggire la morte. Sceglie di rimettersi in cammino, superando la disperazione; sceglie la vita legata a un sogno che sembra decisamente assurdo e utopico. Decide, in altre parole, di non rassegnarsi alla vecchiaia, a una vita che non ha più alcun senso, ma di cercare ancora, con la vitalità di un ragazzetto incosciente, un significato e uno scopo per la sua vita ormai al tramonto.

Amplificando ulteriormente il discorso, possiamo dire che il vero ostacolo alla vita, la vera forza antitetica alla vita, è la disperazione. È la disperazione – definita dal filosofo danese Soren Kierkegaard malattia veramente mortale – che blocca lo slancio della vita e impedisce di sognare, di credere, di osare quello che appare impossibile. È a questo punto che si diventa vecchi, perché si viene inevitabilmente assaliti dal rammarico per ciò che non abbiamo osato fare. Isacco il Siro, uno dei Padri del deserto, diceva che «l’inferno è il rammarico» e aveva colto perfettamente nel segno. La vera morte, quella dalla quale non c’è alcuna possibilità di riscatto, è la constatazione amarissima di non aver vissuto la propria vita perché non abbiamo saputo cogliere e vivere le opportunità – che all’inizio possono apparire sempre assurde e impossibili, oppure sempre superiori alle nostre deboli energie – che la vita ci ha posto innanzi. La lapide dedicata a George Gray, nella Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, esprime questi concetti in un modo poeticamente insuperabile:

Una barca con vele ammainate in un porto.

In realtà non è questa la mia destinazione ma la mia vita.

Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno; animali

il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;

l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.

E adesso so che bisogna alzare le vele

e prendere i venti del destino,

dovunque spingano la barca.


L’età della Prima Comunione/2

Pubblicato il 13 agosto 2010 da redazione nella sezione Formazione

Prima ComunioneI Vescovi del Triveneto, in occasione del Centenario della “Quam Singulari”,  hanno recentemente pubblicato un documento intitolato “La Prima Comunione all’età dell’uso della ragione” dedicandolo non solo alla commemorazione del grande e santo Pontefice veneto ma all’attualità del suo Decreto nella pastorale di iniziazione cristiana attuale. Ne vogliamo proporre alcuni significativi passaggi.

5. Il decreto “Quam Singulari” a 100 anni di distanza. Che cosa ci suggerisce oggi il decreto “Quam Singulari”, a 100 anni dalla sua pubblicazione?

Ci invita a tenere viva la nostra attenzione ai ragazzi e a promuovere la loro educazione cristiana, fin dai primissimi anni della loro vita. A questo scopo i Vescovi italiani hanno pubblicato il “Catechismo per la vita cristiana” in otto volumi, per tutte le età, a partire da quella dei bimbi più piccoli (0-6 anni), chiamati anch’essi “a vivere e a camminare alla presenza del Signore, nella gioia e nella serenità, nella dignità e nella libertà”.[1]

Ci chiede di accompagnare i ragazzi verso una progressiva conoscenza di Gesù e verso una comunione sempre più intensa con lui, facendo vivere loro una serena e gioiosa esperienza di vita cristiana all’interno della nostre comunità ecclesiali, come ci raccomanda il 2° volume del Catechismo dei fanciulli e dei ragazzi per l’iniziazione cristiana della CEI, “Venite con me”: «Gesù, il Maestro e il Salvatore, li invita a seguirlo per entrare in comunione con lui e, nella comunità cristiana, imparare a vivere e ad amare come lui, a fare propri i suoi insegnamenti e il suo stile di vita».[2]

Ci ricorda che il momento culminante della nostra comunione con Cristo si realizza mediante l’incontro sacramentale con Lui nell’Eucaristia, «culmine e fonte della vita cristiana».[3] Per questo è fondamentale accompagnare i bambini «a riconoscere con fede e ad accogliere Gesù risorto nella Chiesa e nell’assemblea, riunita per celebrare ogni domenica la Pasqua del Signore».[4]

Iniziare i bambini all’Eucaristia è dunque molto di più che prepararli alla prima Comunione. E’ introdurli alla vita cristiana ed ecclesiale; è nutrire la loro vita cristiana con gli atteggiamenti propri della vita liturgica espressi nella celebrazione eucaristica: l’accoglienza fraterna, l’ascolto della parola di Dio, la professione di fede, l’offerta di sé, la disponibilità al servizio.[5]

6. L’iniziazione cristiana dei ragazzi oggi. Noi continuiamo ad ammettere i ragazzi alla prima Comunione anche oggi in un’età molto giovane: a 9-10 anni. Ma quello che ci sta a cuore non è solo la partecipazione dei ragazzi al sacramento dell’Eucaristia, ma il loro cammino globale di iniziazione alla vita cristiana. «Per iniziazione cristiana si intende… un cammino diffuso nel tempo e scandito dall’ascolto della parola di Dio, dalla celebrazione e dalla testimonianza dei discepoli del Signore, attraverso il quale il credente compie un apprendistato globale della vita cristiana e si impegna a una scelta di fede e a vivere come figlio di Dio, ed è assimilato, con il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia al mistero pasquale di Cristo nella Chiesa».[6]

Attraverso il cammino di iniziazione cristiana noi introduciamo i ragazzi nelle dimensioni fondamentali della vita cristiana, che sono: «l’adesione personale al Dio vero e al suo piano salvifico in Cristo; la scoperta dei misteri principali della fede e la consapevolezza delle verità fondamentali del messaggio cristiano; l’acquisizione di una mentalità cristiana e di un comportamento evangelico; l’educazione alla preghiera; l’iniziazione e il senso di appartenenza alla Chiesa; la partecipazione sacramentale e liturgica; la formazione alla vita apostolica e missionaria; l’introduzione alla vita caritativa e all’impegno sociale».[7]

L’iniziazione cristiana è frutto dell’azione dello Spirito Santo, ma essa si realizza attraverso un itinerario che la prepara, la anticipa e la favorisce. I ragazzi compiono il loro itinerario di iniziazione cristiana, quando, guidati e animati dalle loro famiglie e dalla comunità cristiana, si rendono docili all’azione dello Spirito, che li muove al dialogo con Cristo e alla piena comunione con lui.[8]

7. Le componenti fondamentali dell’iniziazione cristiana. L’anticipazione dell’età della prima Comunione ha richiesto al papa S. Pio X l’edizione di un nuovo catechismo per loro, i Primi elementi della dottrina cristiana, e il coinvolgimento attivo dei genitori. Il cambiamento culturale in atto, il processo di secolarizzazione, il diffuso atteggiamento di indifferenza religiosa attuale chiedono a noi oggi una triplice scelta pastorale.[9]

Ci chiedono innanzitutto di non limitare il cammino di iniziazione cristiana ai soli incontri settimanali di catechesi, ma di far vivere ai ragazzi una vera esperienza di vita cristiana, comprensiva dell’ascolto della parola di Dio, delle celebrazioni liturgiche, dell’esperienza di preghiera e di servizio, della vita di gruppo, degli incontri con i testimoni della fede, dell’ esercizio della vita cristiana; un cammino che deve tener conto della situazione di ciascuna persona e che domanda tempi più lunghi e una pluralità di animatori-catechisti.

In questo cammino di iniziazione cristiana appaiono decisive alcune scelte pastorali: le tappe celebrative che coinvolgono i ragazzi, i loro genitori e la comunità (l’accoglienza all’inizio dell’anno catechistico, la traditio del Simbolo, del Padre nostro, del Vangelo, le celebrazioni della Parola, ecc.); l’esperienza di gruppo, vissuta come esperienza di chiesa; la pedagogia dei modelli; la partecipazione attiva a giornate di ritiro, alla Messa domenicale, agli impegni caritativi e missionari, a un tirocinio delle virtù umane e cristiane.

8. La partecipazione attiva dei genitori. Nel cammino di iniziazione cristiana dei ragazzi è necessaria la partecipazione attiva dei loro genitori o almeno di qualche familiare o di persone strettamente collegate alla loro famiglia. Oggi molti genitori mantengono un atteggiamento di delega nei confronti dell’educazione cristiana dei figli, o per mancanza di fede o per la scarsa formazione che hanno ricevuto o per la  crisi che stanno vivendo. E’ indispensabile promuovere anche la loro partecipazione al cammino di fede dei figli.

La tradizione e il magistero della Chiesa – compreso il decreto “Quam singulari” di S. Pio X – riconoscono che i genitori «devono essere per i loro figli i primi maestri della fede» (LG 11; RdC 195). Questo diritto-dovere educativo dei genitori si fonda sull’atto generativo ed è sostenuto dalla grazia del sacramento del matrimonio, per cui il loro compito educativo è considerato un vero e proprio ministero ecclesiale.

Riconoscere questo dono e compito dei genitori significa non solo coinvolgere i genitori nel cammino di fede dei figli, ma anche valorizzare la catechesi familiare e aiutarli a svolgerla in modo che essa «preceda, accompagni e arricchisca ogni altra forma di catechesi».[10]

9. La comunità cristiana: “grembo materno” dell’iniziazione cristiana. L’iniziazione cristiana avviene nella comunità e con la comunità ecclesiale: è la Chiesa il “grembo materno” che genera i suoi figli alla vita cristiana. (…) Perciò il cammino di iniziazione cristiana dei ragazzi va inserito organicamente nell’ itinerario dell’intera comunità parrocchiale; deve valorizzare le “risorse” della comunità e deve arricchire con quel cammino la vita della comunità stessa. Infatti l’iniziazione cristiana dei ragazzi può diventare l’occasione per risvegliare nella comunità il senso delle sue origini e la necessità di una rinnovata riscoperta della propria fede.[11]

10. Il completamento dell’iniziazione cristiana. Il decreto “Quam singulari”, preso atto che i fanciulli di sette anni non erano in grado di possedere una «piena e perfetta conoscenza della dottrina cristiana», chiedeva loro, dopo aver ricevuto la prima Comunione, di «imparare l’ intero catechismo, secondo la capacità e intelligenza».[12] Anche gli attuali Orientamenti dei Vescovi italiani che regolano l’iniziazione cristiana dei ragazzi, avvertono che l’itinerario di iniziazione non termina con la celebrazione del battesimo, cresima ed eucaristia, ma continua con il tempo della mistagogia.[13]

I ragazzi, una volta ricevuti i sacramenti dell’iniziazione cristiana, vanno aiutati a crescere in una sempre più grande fedeltà a Cristo. Attraverso la meditazione del Vangelo, la catechesi, l’esperienza dei sacramenti e l’esercizio della carità, devono essere condotti «ad approfondire i misteri celebrati e il senso della fede, a consolidare la pratica della vita cristiana, a stabilire rapporti più stretti con gli altri membri della comunità».[14]

Anzi, i ragazzi, una volta ricevuta la Cresima e l’Eucaristia, dovranno essere accompagnati dalla comunità – o almeno dal gruppo in seno al quale si sono preparati – a continuare la loro formazione cristiana anche nell’età della adolescenza e della giovinezza.[15]



[1] Cf. Presentazione del Catechismo della CEI, 4/1, “Lasciate che i bambini vengano a me” (1992), p. 5.
[2]
Cf. Presentazione del Catechismo della CEI, 4/2.2, “Venite con me” (1991), p. 4.
[3]
Cf. Catechismo della CEI, 4/2.2, “Venite con me” (1991), cap. 7, “Resta con noi, Signore”, p. 118.
[4]
Cf. Catechismo della CEI, 4/2.2, ivi.
[5]
Cf. Catechismo della CEI, 4/2.2, ivi.
[6]
UCN, Il catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Nota per l’accoglienza e l’ utilizzazione del catechismo della CEI (15.06.1991), n. 7.
[7]
UCN, Il catechismo per l’iniziazione cristiana…, op. cit., n. 8 c.
[8]
Cf. CEI, L’iniziazione cristiana. 2. Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni. Nota pastorale, 1999, nn. 22-24.
[9]
Cf. CEI, L’iniziazione cristiana. 2. …, op. cit., nn. 26-37.
[10]
Cf. UCN, Il catechismo per l’iniziazione cristiana…, op. cit., n. 8 b.
[11]
Cf. CEI, L’iniziazione cristiana. 2. …, op. cit., n. 28.
[12]
Cf. nota 7 (DS 3531).
[13]
Cf. CEI, L’iniziazione cristiana. 2. …, op. cit., n. 48.
[14]
CEI, L’iniziazione cristiana. 2. …, op. cit., n. 48.
[15]
Cf. CEI, L’iniziazione cristiana. 2. …, op. cit., n. 49.

L’età della Prima Comunione

Pubblicato il 8 agosto 2010 da redazione nella sezione Formazione

pio_xCento anni fa, esattamente l’8 agosto 1910, S. Pio X emanava il Decreto “Quam Singulari”, direttiva fondamentale nella Storia della catechesi mirante ad anticipare alla cosiddetta “età della discrezione” (”cioè verso il settimo anno, sia al di sopra di esso, sia anche al di sotto”) l’ammissione dei bambini alla Prima Comunione che prima di allora si collocava intorno ai 12-14 anni: “Come per la Confessione l’età della discrezione s’intende quella in cui si arriva a distinguere il bene dal male, così per la Comunione convien dire sia quella in cui si sappia distinguere il Pane eucaristico dal pane comune; ed è appunto questa l’età in cui il fanciullo ha raggiunto l’uso della ragione.”

Una seconda sottolineatura del Decreto è legata all’atteggiamento di “devozione” che deve contraddistinguere il fanciullo che si accosta all’altare. Particolarmente interessante è l’indicazione sulla preparazione che devono avere i ragazzi:

Istruzione non necessaria
II. – Per la prima Confessione e per la prima Comunione non è necessaria una piena e perfetta cognizione della dottrina cristiana. Però il fanciullo dovrà in seguito venire imparando il catechismo intero, in modo proporzionato alle forze della sua intelligenza.

Istruzione necessaria e sufficiente
III. – La conoscenza della Religione che si richiede nel fanciullo, perché possa prepararsi convenientemente alla prima Comunione, consiste in questo, che egli comprenda, per quanto lo consentano le forze della sua intelligenza, i misteri della Fede necessari di necessità di mezzo, e sappia distinguere il Pane eucaristico dal pane comune e materiale, per potersi accostare alla SS.ma Eucaristia con quella divozione di cui è capace la sua età.

A conclusione del Decreto si ribadisce l’invito alla Comunione frequente dei fanciulli (”si accostino spesso alla sacra Mensa, e, se è possibile, anche ogni giorno, conforme al desiderio di Gesù Cristo e della Madre Chiesa, e vi rechino quella divozione di cui è capace la loro età.”) e al dovere di una fedele partecipazione alla catechesi.

Il Centenario della “Quam Singulari” si colloca nel vivo dibattito della pastorale odierna in cui se il contesto sociale, familiare e culturale è profondamente mutato, rimangono intatte ed urgenti le esigenze che spinsero S. Pio X ad intervenire nella prassi sacramentale del primo Novecento. Le norme e lo spirito del Decreto sono di fatto state riprese da tutti i successori di Papa Sarto e dal nuovo Codice di Diritto Canonico (can. 914).
Intendiamo continuare questa riflessione a tutto campo sia all’interno del nostro Blog sia nella formazione ai Vicariati nel prossimo Anno Pastorale, auspicando nei catechisti e nei sacerdoti un dibattito ampio e fruttuoso.